Live Report

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Otto anni dopo Murphy e soci tornano nella stessa location nella quale avevano salutato il pubblico italiano ai tempi dello scioglimento, prima che Bowie convincesse il Nostro a riformare il gruppo. Anche stavolta è l’unica data nostrana della band, cosa che riempie la bella piazza (ma non fino al sold-out), insieme a un nuovo disco valido e, per il titolo e qualche testo, in sintonia coi tempi. Recuperati i compagni, a dimostrazione che il gruppo da un lato è lui e dall’altro no, nonché la grande strobosfera già sulla copertina dell’album d’esordio e in scena ai vecchi tempi, i sette sul palco partono subito con la You Wanted A Hit del terzo album (il cui rifacimento ad opera di Alessandro Bottin, Volevi una hit, da cui è nato appunto il suo progetto Cristalli Liquidi, spiega bene le ispirazioni italo-disco del brano).

Il gruppo è in forma da subito e lo sarà fino in fondo, coeso e capace di riaffermare l’importanza e la bellezza delle dinamiche piano/forte nell’epoca della loudness war, che invece le appiattisce; e per quanto riguarda lo spiegare cose, la canzone iniziale, nei versi «you wanted a hit / but maybe we don’t do hits», è come se annunciasse che dalla scaletta mancheranno successi quali Daft Punk Is Playing At My House, North American Scum e Time To Get Away (e un vertice come New York I Love You…), mentre il concerto nel suo complesso toglie definitivamente l’idea, che potrebbe sorgere ad un ascolto distratto o iniziale dei dischi in studio, che i Nostri siano un gruppo prevalentemente di elettronica, rivelando invece meglio sia le stratificazioni strumentali, che il ventaglio delle ispirazioni murphyane.

Se le batterie campionate ci sono, è vero anche che non solo c’è sempre qualcuno che suona anche percussioni vere, ma spesso sono in due o tre a farlo, compreso occasionalmente lo stesso James, prima che su questo tappeto che rafforza l’elemento dance e le suddette dinamiche con l’umano si adagino i ricami di tastiere, le chitarre rock e i vocalizzi di Murphy, il quale a tratti gorgheggia in un modo più vicino ai Cure che al soul (seppur lontanamente presente). E tra le tante ispirazioni (una Get Innocuous che dal vivo ricorda più i Tom Tom Club che non i Kraftwerk del disco o i soliti Talking Heads, le chitarre 80s di Call The Police, i Suicide – ma anche i PIL di Rise – in Oh Baby), Smith e co. sono anche nella trama dell’ultimo album, da titoli come Other Voices allo «Standing on the shore…» di How Do You Sleep?, che non può non evocare il loro «Standing on the beach».

A proposito di quest’ultima, essendo il centro emotivo dell’ultimo album, diventa come prevedibile il climax del concerto: poco prima, un Murphy in vena di scherzare sul rituale dell’uscita dal palco-chiamata-bis aveva annunciato che gli LCD Sounsystem avrebbero suonato altre tre canzoni e poi sarebbero andati in bagno, e poi sarebbero tornati a suonarne altre, e così fanno, e l’ultima prima di uscire è proprio How Do You Sleep? col suo titolo lennoniano e l’introduzione di batteria suonato rigorosamente live. Climax del concerto, o almeno dovrebbe esserlo: l’esecuzione è riuscita e suggestiva, ma il mood della serata è un altro: è una serata di dance-rock, un brano dopo l’altro suonati senza cali di tensione neanche nelle pause, il flusso sul quale abbandonarsi alla gioia del ritmo e dell’essersi ritrovati celebrando una delle poche classicità degli anni ’00, e forse la scaletta non prepara a dovere quel momento in cui si evoca la solitudine desolata dello spirito che guarda all’american dream, e più in generale a quest’epoca.

Il panorama è cambiato e l’epoca della DFA e del suo suono è ormai lontana, ma gli LCD Soundsystem non si limitano a portare in giro la storia, gloriosa ma finita, di un gruppo che ha caratterizzato un periodo: la loro storia non è finita e i nostri continuano a esplorare la strada tracciata, una strada personale anche se dalle ispirazioni evidenti (come i classici, anche se forse non altrettanto in grado di fare scuola), ma finché lo fanno così, con questa dimostrazione di spessore anche dopo anni e cambiamenti, continueranno ad avere senso.

21 Giugno 2018
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