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È un intrigo d’occhi e di percezioni sin dalla copertina, quello che i vonneumann mettono in atto in questo NorN, album di una entità astratta e in divenire pronta alla destrutturazione e alla ricompattazione sonora da tempo immemore. Si veda alle voci De’ Blues e De’ Metallo su queste pagine, ma anche agli ultimi Sitcom Koan e tl;dl – quest’ultimo semicarbonaro e figlio di un progetto molto più ampio di collettivizzazione della ricerca sonora – per avere una idea molto più ampia di un percorso giunto all’album numero 9 ma che ridurre a mero conteggio “ufficial/ufficioso” sarebbe limitativo e frustrante, in quanto la produzione sonora dell’attualmente trio è mosaico / è en plein air / è “spossibile” musicale (vedi alla traccia Impossibile Essere Possibile col fluviale feat. di Lucio Leoni, ma anche l’intero neo-idioma che sottostà all’album e il continuo reimpostarsi del linguaggio/dei linguaggi).

Tutto, spesso, nel mondo vonneumanniano avviene insieme e nello stesso spazio-tempo, in un continuo sottosopra di forme e input che prende il rock astratto e lo stravolge con l’avant-rock, lo destabilizza col math, col noise, con l’elettronica meno convenzionale, col funk in versione autoctona, col flow, col tutto di sempre, fino a restituirlo in forme nuove, ostiche e complesse come un alfabeto da inventare di volta in volta, eppur comprensibilissime nella loro frammentarietà rielaborativa. Gruppo anomalo, insomma, quello romano, si sarà capito. Per approccio e finalità, così come per stratificazione di significati – sul medium, sulla comunicazione, sulla circolazione, oltre che sulla musica stessa: cercate il progetto mod n per saperne di più e il remix album di NorN ovvero DorD per ascoltarne di più – ma in grado di riuscire sempre a mantenere in nuce a un processo che è improvvisativo e di ricerca, di post-produzione e ricombinazione, una venatura rock piuttosto evidente, muscolare nel suo essere cervellotica (Bassodromo e antiEuclid sono vertigini sonore tra calci in bocca e riflessioni elegiache) e raffinata nel suo essere corposa (l’accoppiata finale DwORD e antiReprise è un ponte tra i nineties e il 3018). Vengono in mente gli Starfuckers? A chi scrive sì, ma come modus operandi e come nume tutelare del coraggio, perché qui dentro troviamo non gli ectoplasmi che culminarono nel “black album” dei tre irregolari massesi, ma i Primus imbufaliti, i frattali degli Storm & Stress, l’elettronica mutata degli anni ’00, gli echi di Morricone, il prog-rock smontato, le chitarre graffianti, i June Of 44 più sostanziosi, la jungle e l’isolazionismo dei ’90, e si potrebbe continuare all’infinito in un percorso a zigzag tra musiche avventurose e declivi umorali e ricerche sonore e quant’altro.

Perché, qualora non si fosse capito, dentro NorN c’è un quantitativo di roba che altri gruppi non riusciranno a metabolizzare e produrre in nemmeno mille anni. NorN è un linguaggio nuovo da opporre allo stantio ripetersi delle musiche dell’oggi, ma abbisogna di occhi nuovi per essere decrittato. Amen.

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