Recensioni

Nostalgia pop from Liverpool via Los Angeles: istruzioni per l’uso. Ecco come un esordiente di belle speranze, il trentenne Peter Jackson (voce e piano), con il moniker We Are Catchers, riesce a esprimerla al meglio nell’omonimo debut album – songwriting pop dalla città del Mersey -, declinato con il corrispondente sound americano via Pacific Coast.
Detto che We Are Catchers ha avuto una gestazione abbastanza lunga (un paio di anni), è stracolmo, come ci si aspetterebbe, di melodie, di solarità e di tanta malinconia, come se uscissero dritte dai ’60 via ’90, non a caso è presente un piccolo grande aiuto da parte del chitarrista Billy Ryder-Jones (The Coral) che ha coprodotto l’album. Echi, riverberi, suono casalingo, Beach Boys (via Dennis Wilson soprattutto), Love, Buffalo Springfield, Paul McCartney, uno spruzzo delle asperità Kinks, un’attitudine alla Robyn Hitchcock, un Badly Drawn Boy più attuale, il tutto riletto e riattualizzato al suono personale da cameretta, senza per questo risultare lezioso, anzi. Si ascoltino la finale Where Are We e The Fear, due gioiellini di compattezza e intensità, per non dire dell’incipit al piano nell’iniziale Waters Edge e del veloce singolo Tap Tap Tap.
Jackson è un piccolo grande talento, che si rivela pienamente in questo bel debutto, malinconico e acquatico, come da copertina.
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