• Set
    30
    2014

Album

Republic Records

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Piaccia o meno, i Weezer sono rimasti, nel tempo, una sorta di baluardo sonico abbastanza stralunato da continuare ad attrarre la curiosità di chi nei Novanta (e oltre) viveva di loserness, college rock americano e grunge. Bei tempi, quelli, quando si combatteva l’establishment – prima diventare l’establishment – imbracciando chitarre elettriche capaci di sprigionare cascate di distorsioni grasse, furibonde eppure (paradosso dei paradossi) attente alla melodia. Anche i Buddy Holly del post-grunge, tuttavia, hanno dovuto faticare e non poco per sopravvivere – in termini di significanza artistica, perché dal punto di vista finanziario non devono passarsela malissimo, considerati i risultati commerciali dei dischi pubblicati – in bilico tra un passato da “piccoli classici” (il Weezer blue album del 1994) e un presente che fino a questo Everything Will Be Alright In The End contava episodi a dir poco prescindibili come Hurley (2010) o Raditude (2009). Chi li aveva dati per morti, tuttavia, dovrà ricredersi, perché il disco in oggetto – prodotto dal Ric Ocasek già al lavoro sul Weezer blue album e sul Weezer green album del 2001, guarda caso due delle uscite più a fuoco della formazione di Los Angeles – è quanto di meglio i Weezer abbiano partorito negli ultimi dieci anni.

Nulla che rivoluzioni la percezione che si ha della band, sia ben chiaro, al massimo un tuffo nella nostalgia di quel blue album disco d’esordio sull’onda di un power pop frizzante, energico, vitale e, da un certo punto di vista, meno grezzo e più vario (ed è un bene). “Take me back, back to the shack, back to the strat with the lightning strap, kick in the door, more hardcore, rockin out like it’s ’94”, canta Cuomo in Back To The Shack, e mai versi furono manifesto migliore: Ain’t Got Nobody è un instant hit a suon di power chords, armonie beachboysiane e crescendo rubati alla seconda metà dei Novanta; Lonely Girl è un punk-rock in puro stile Dinosaur JrEulogy For A Rock Band srotola una melodia volutamente passatista quasi à la ABBA (pur con tutte le chitarre); Have Had It Up To Here è un funk-rock come lo avrebbero fatto i migliori DarknessGo Away è surf-pop altezza Happy Days rivisto ’90, con tanto di paturnie adolescenziali nel testo; Foolish Father (dedicata al padre di Cuomo) vanta un refrain killer e un coro in chiusura che riporta, chissà come, al Lennon pacifista. E questa è solo una parte di un lavoro che è un tripudio di bridge, hook melodici, accordi veloci e assoli di chitarra al cardiopalma e senza un filo di ruggine.

Troppo poco? Forse. Del resto, però, pare ormai assodato come i Weezer (o sarebbe meglio dire Rivers Cuomo) funzionino di più a queste latitudini, irregimentati in un immaginario comune e ben noto, piuttosto che quando vengono lasciati liberi di (stra)fare. Se la nostalgia è il prezzo da pagare per avere un pugno di brani di questa intensità e freschezza, ben venga. Ci accontentiamo volentieri.

9 Ottobre 2014
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Weezer

Everything Will Be Alright In The End

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