Recensioni
I due White Hills ci hanno da tempo abituato a uscite regolari e flussi di (in)coscienza sonica. Non desta sorpresa dunque ritrovarsi a fare i conti coi newyorchesi praticamente ogni sei mesi o poco più. Di tanto è l’ultima uscita recensita documentata qui a SA (il pur buono Hp-1) mentre di pochi mesi precedenti era l’omonimo esordio per Thrill Jockey White Hills. Nel mezzo un quantitativo smisurato di cd-r compilativi (Oddity nei suoi tre volumi), split album (quello con gli Gnod il migliore del lotto), live (memorabile quello al Roadburn) a cui sommare quelli già previsti per i mesi a venire.
Dave W. e Ego Sensation aggiungono però a questo bailamme discografico una certa lucidità d’intenti, un percorso che di tanto in tanto li sposta dallo space-rock tradizionale e classico con cui si sono spesso presentati al mondo, per imbracciare stradine laterali, ancor più parossistiche e sperimentali. Frying On This Rock appartiene a questa categoria di album. Mantiene il modus operandi del duo ma ne esagera anche certi tratti. L’essersi presentati in studio in quel di New York con i pezzi già pensati se non addirittura provati in tour, è stato d’aiuto, quasi quanto l’aver approfittato dell’esperienza di un trafficante di rumore di ungo corso qual è Martin Bisi. Una bella differenza se si pensa a come era stato concepito White Hills.
Insieme ai collaboratori Antronhy (elettronica, synth) e al batterista Nick Name hanno messo su un concentrato di space-rock mutante che se nell’iniziale Pads Of Light reitera il già noto, in You Dream You See vira verso istanze quasi stoner-metalloso (assolo chitarristico e mega-groove compresi) e Song Of Everything un deliquio cosmico malevolo e nero, è nei due restanti mammuth che stanno le cose più egregie. Robot Stomp è nomen omen: 11 minuti di motorik stabilizzato e via via stratificato da scorie rumoriste, slanci industrial e parossismo Sheets Of Easter come se ne ascolta di rado; I Write A Thousand Of Letters (Pulp On Bone) estremizza il concetto dilatandosi verso le profondità celesti nella maniera più roboticamente umana possibile.
Non faranno mai un capolavoro i White Hills per una serie di ragioni. Se dovesse capitare probabilmente i prodromi saranno rintracciabili in questo disco.
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