Recensioni

5.2

L'avventura in musica di Yoni Wolf, passata dall'esperienza cLOUDDEAD e proseguita poi con il progetto WHY?, è ormai ultradecennale. Nonostante questo, risulta ancora difficile cogliere pienamente gli intenti di un personaggio come Yoni, uno di quelli difficili da catalogare e chiudere in un cassetto. È indie rock? È hip hop? È indie-rap? La classificazione è masturbazione ma quello che viene a mancare qui è una dichiarazione d'intenti vera e propria da parte dell'autore. Guardando al percorso e alla discografia WHY?, la sensazione è quella di un artista fondamentalmente indeciso, e questo, purtroppo, si riflette negativamente anche su buona parte della sua produzione. In questo disco Yoni sperimenta, ma non eccede. Rappa, ma senza convinzione. Canta, e sembra voglia rappare. Nel quarto capitolo targato WHY?, l'atteggiamento e il songwriting a singhiozzi di Wolf non sembra trovare l'evoluzione definitiva sperata, e nemmeno quello scarto che i cLOUDDEAD avevano fatto e che proprio Yoni aveva troncato sul più bello, lasciando di fatto il gruppo.

Mumps, Etc. non rappresenta quindi un cambiamento, e neppure un'affermazione forte da parte dell'artista, sembra piuttosto accentuare la parabola discendente iniziata da Eskimo Snow (2009), che già si allontanava dai buoni livelli di Alopecia (2008). Le rime messe sono incentrate sul suo personaggio eccentrico, che parla molto spesso di sé ironizzando sulla vita e la carriera, entrambe apparentemente agonizzanti. Un umorismo amaro che affronta anche argomenti pesanti (Kevin's Cancer) ma che nell'insieme, questa volta, fatica a convincere e, soprattutto, ad intrattenere.

"Alone pretending to cope", è la fotografia iniziale di Yoni, che continua un gioco di autocommiserazione/esaltazione con costanza in Waterlines, "I'm in decline but women like be jocking still / cause I rhyme with skill and talk so chill and youthful", ma anche "I'm obliterated, get close and be frustrated" che fa da ritornello in Way High On Highway 13, e la lista sarebba ancora lunga.

La parte strumentale, composta da strutture indie pop, orchestrazioni minimali e cori femminili, funziona in alcuni episodi (Jonathan's Hope, Distance) ma non sempre supporta il mood complessivo. Brani come Danny, Thirst e Paper Hats sembrano davvero trascinarsi a forza verso la fine senza sussulti, come se la negatività dei testi di Wolf risultasse in un'apatia strumentale.

Il messaggio di fondo è che probabilmente l'avventura stia per finire.

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