Recensioni

7

Il vento rivoluzionario della trap e la sua conseguente trasformazione nel nuovo-rap(?) e nel nuovo-pop tout court(?) ha inesorabilmente invaso anche le roccaforti indie, andando (prima) a contaminare e (poi, forse) a fagocitare quelle estetiche (post)hip che nella prima parte del decennio avevano accompagnato le (ultime?) speranze della guitar-music. In questo senso non sorprende che Run For Cover, una delle label di riferimento di tutto il giro (punk-goes-to)indie/bedroom/Bandcamp proponga come prima release dell’anno il ritorno discografico di Adam McIlwee aka Wicca Phase Springs Eternal. Certo, Adam è stato per anni il leader dei Tigers Jaw, band di culto indie-emo del roster della RFC (e questo potrebbe giustificare il tutto) ma è anche stato uno dei primi a capire e a sfruttare i punti di contatto tra l’universo emo e quello trap, fondando (e stiamo parlando del 2012/2013) il collettivo GothBoiClique, da tempo chiacchieratissimo topic sui vari Tumblr, Reddit, Soundcloud e seconda casa di – tra gli altri – di Lil Tracy e del compianto Lil Peep.

Con quell’atteggiamento da schivo ragazzo di provincia (vive ancora nella natia Scranton, Pennsylvania), il McIlwee post-Tigers Jaw perpetua il proprio percorso catartico e isolazionista lontano da qualsiasi rincorsa al mainstream o da qualsiasi voglia di far ingrassare il contatore di Spotify. Il messaggio del ventottenne americano – seppur tratteggiato da una penna meno post-adolescenziale rispetto a dieci anni fa – continua a ruotare attorno ad un pessimismo nerissimo, quello che è cambiato è il mezzo, plasmato sia da una curiosità – dai contorni sperimentali/DIY – verso altre forme stilistiche (più volte ha detto di voler scrivere anche un album completamente acustico), sia dalla comodità fornita dal digitale.

Non è completamente acustico ma il nuovo album Suffer On è fortemente incentrato su minimali composizioni voce-chitarra che vengono arricchite da oscure tastiere e da beat d’accompagnamento piuttosto basici, in grado di creare un peculiare contrasto ritmico-melodico. Potremmo definirlo un lavoro cantautorale ancora prima che trap o emo (nell’iniziale Together si sfiora addirittura il neofolk dei Death In June). Un songwriting intimista e doloroso che scava tra le relazioni difficili, i demoni e lo spleen di Adam in modo esplicito, e che spesso suona come una vivida richiesta d’aiuto: «I am in pain and I keep it a secret. Hard times baby I need help» canta in I Need Help, «I’m calling out to all anons to help me help myself» si ascolta in Crushed, «Death is in the air. It’s hotter than you’d think. I wish that I could pay a friend to buy me drinks» racconta in Together, «My head isn’t straight. I’m in pain. Take me away. It feels like my bed is a hospital bed» recita in Put Me In Graves.

Se il singolo Just One Thing si muove con entrambi i piedi in territori emo-trap con risultati che non suonano troppo distanti dal Juice WRLD di Rich and Blind in versione dark, Wicca Phase Springs Eternal con Suffer On sembra aver trovato un personale melting pot espressivo che sfugge a etichette o a stili ben definiti per abbracciare invece un sound finalmente riconoscibile. I Wake Up In Pain, ad esempio, guarda altrove spinta da una cassa sì dritta, ma comunque malinconica nel suo incedere («Go back to a past life. And heal me with your light») e, allo stesso modo, anche Put Me In Graves esce del tutto da qualsivoglia contesto pseudo-trap unendo elementi di retaggio witch-house (con la quale condivide un’estetica auto-caratterizzante, goth-friendly, posticcia-ma-cool) con linee melodiche apertamente pop.

Suffer On, nel suo essere imperfetto e a tratti esasperato, possiede contemporaneamente i connotati di un ultimo capitolo discografico, di un disco di transizione e di un inizio di un nuovo corso.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette