• Set
    09
    2016

Album

dBpm

Add to Flipboard Magazine.

A parte i live e i vari Mermaid Avenue, era dai tempi di Being There che i Wilco non sfornavano due album consecutivi a distanza di un anno. Era il 1996 e nell’unico disco in studio sulla cui copertina si intravede – anche se solo per un avambraccio – Jeff Tweedy e la sua acustica, il gruppo, in modo tutto sommato abbastanza disorganico, sembra lanciare i primi segnali di allontanamento dai suoni country rock degli esordi e degli Uncle Tupelo per dirigersi verso quel concetto rivisto e aggiornato di americana che andrà incontro a distorsioni, psichedelia e a tutte le più ardite sperimentazioni. Sono solo segnali, la vera rivoluzione arriverà con Yankee Hotel Foxtrot e ancor di più con A Ghost Is Born. Da lì in poi la parabola di Tweedy e soci è riuscita nella difficile impresa di trovare un suo grado di stabilizzazione, umana prima ancora che musicale, confermandosi su un livello qualitativo costantemente alto, senza scadere mai, brillando a sprazzi (The Whole Love) e incappando in momenti meno entusiasmanti (Star Wars).

Rimanendo in tema Star Wars (e a proposito di copertine), se per il loro album pubblicato a sorpresa in free download nel luglio dello scorso anno i Wilco avevano scelto un artwork con un gattino, in un accoppiata che più trending topics non si poteva, per Schmilco si sono affidati al fumetto dello spagnolo Joan Cornellà, che firma una simpatica storia di copertina in cui un padre si sacrifica inserendo le sue dita nella presa elettrica per far suonare il giradischi e far ballare la figlioletta. Solo che di elettricità ce ne è pochissima nel decimo album della band di Chicago. Dopo gli azzardi rumoristici del predecessore, a un primo ascolto Schmilco potrebbe suonare come un disco venuto da tutt’altro periodo di vita della band. Un lavoro pieno zeppo di suoni acustici, di canzoni (come sempre bellissime) calde, morbide e coinvolgenti che potrebbero tranquillamente essere state scritte nel corso delle varie session alle prese col materiale di Woody Guthrie. Messo insieme invece nelle stesso periodo di Star Wars (di cui, in piena contrapposizione, avrebbe potuto tranquillamente essere il lato B), Schmilco si apre con un gioellino folk come Normal American Kids, decolla con la familiare If I Ever Was A Child e si stabilizza tra la tensione di Happiness e gli echi beatlesiani di Locator. Il resto è sano malessere acustico (Nope), divertissement e momenti delicati (Just Say Goodbye), in un clima di raffinata artigianalità che pur non prescindendo da tentativi di depistaggio (la strumentale Common Sense), mette insieme alcune ballate country-rock che convincono sempre più con gli ascolti.

C’è leggerezza, accessibilità e sana voglia di divertirsi, nel decimo album dei Wilco. Eppure Schmilco è lontano dai guizzi disarmanti dei tempi migliori, e più che essere l’ennesima tappa di passaggio per tirare il fiato e rallentare i ritmi per una formazione che comunque ferma – per fortuna – non è mai stata, ci pare un’utile riconferma delle qualità impressionistiche del gruppo, in grado di mettere in fila una serie di ottimi brani che riescono a tenere alto il nome dei Wilco.

10 Settembre 2016
Leggi tutto
Precedente
Teenage Fanclub – Here Teenage Fanclub – Here
Successivo
Lisa Hannigan – At Swim Lisa Hannigan – At Swim

album

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite