• ott
    12
    2018

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Temporary Residence

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William Basinski e Lawrence English sono due veri e propri monumenti della musica ambient contemporanea. I lunghi viaggi in tour per il mondo li hanno fatti incontrare fugacemente più e più volte, e nel tempo i due hanno creato un rapporto di reciproca stima, coltivato grazie anche ad alcune amicizie in comune. Tra queste quelle del compianto amico comune Paul Clipson, a cui i due hanno dedicato questo disco collaborativo Selva Oscura. Il riferimento del titolo è proprio al racconto dell’inferno dantesco, in particolare al concetto di smarrimento nel cammino della vita, e più in generale al concetto di perdersi nel tempo e nei luoghi.

Selva Oscura è stato concepito come un progetto collaborativo a distanza, le registrazioni sono state fatte separatamente a Los Angeles e a Brisbane. Le suite che occupano i due lati del disco sono state oggetto di arrangiamento e ricostruzione del suono da parte dei due artisti, in un processo continuo di modifica e adattamento. Grazie a questo processo compositivo, colpisce la perfezione quasi assoluta del suono e della continuità della composizione, i droni si inseguono e si sovrappongono solo il tempo necessario per rivelare la successiva sfumatura. Mono No Aware occupa il primo lato e ci fa pensare alle stupefacenti illustrazioni della Divina Commedia di Gustave Dorè, in particolare la tavola introduttiva, dove un lampo di luce illumina Dante nell’oscurità della foresta resa ancora più scura dal nero della china. Ma è il secondo lato con la title track Selva Oscura il vero faro di questo disco: i droni siderali della prima parte lasciano spazio a una trasformazione epica, una pulsazione profonda che sembra provenire dalle viscere della terra e che ci rimanda alla bufera infernale che trascina le anime dei lussuriosi. Per poi terminare lentamente sino a riportare la quiete, quasi a simboleggiare la via ritrovata e l’uscita dall’oscurità.

Selva Oscura è un lavoro che mostra la necessità personale dei due artisti di trovare un territorio comune su cui esprimersi, è un disco ben riuscito sorretto da un concept molto forte, ma con un potenziale non totalmente espresso a causa di una durata troppo limitata per tematiche così profonde.

13 ottobre 2018
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