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Con il passare del tempo, William Basinski rischia di dare un nuovo significato al termine “tedio”. Concepito come un regalo di 45 minuti fatto a Vivian e Ondine, figlie rispettivamente del fratello e del cugino, il nuovo disco dell’acclamato artista newyorkese consiste in un’unica traccia di tre quarti d’ora. Il lavoro di Basinski è lo stesso di sempre e non sposta di una virgola la progettualità di una musica, che sembra ormai irrimediabilmente avvitata su stessa.

Siamo nel 2010, ma Basinski ragiona ancora come se stessimo nel 2001 a Ground Zero. Manipola un nastro, lo manda in loop, ci costruisce attorno un ondivago e onirico sali e scendi fluttuante, in una sorta di sciabordio ambient che ha il ritmo delle maree più calme e dei corsi d’acqua più miti. Una scuola che ha certamente fatto epoca, e che sembra ormai finita, se si prendono in considerazione le ultime produzioni del settore analogico-ambient, con gli excursus di Leyland Kirby, Gregg Kowalsky e non ultimo Indignant Senility. Tutta gente che è partita proprio dai loop disintegrati di Basinski e che ora lo sorpassa sul suo stesso territorio.

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