• giu
    23
    2015

Album

Dirty Hit

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Dopo due EP (Blush del 2013 e Creature Song 2014), i Wolf Alice fanno il loro esordio sulla lunga distanza con My Love Is Cool e sembrano aver trovato la loro perfetta dimensione sonora. Il rock intervallato da ritornelli melodici e da una veste dal sapore post-grunge trova finalmente il giusto equilibrio, anche grazie ad una maturità nei testi che descrive al meglio le ansie legate al diventare adulti.

Più in generale, My Love Is Cool si sofferma sulle piccole cose: gesti, sensazioni, sconfitte e resurrezioni quotidiane che rivivono nell’urgenza di scappare da qualcosa. Infatti, l’esordio dei Wolf Alice si inerpica su una tensione di fondo che non è mai drammatica, ma nemmeno leggera. Il giro di accordi sospeso del brano di apertura, Turn To Dust, esprime molto bene questa sensazione, con la voce di Ellie Rowsell che si destreggia sui sentieri dell’ultima PJ Harvey. La vena melodrammatica che accompagna i Wolf Alice non è un elemento che fa affondare le loro canzoni nell’oblio della noia, anzi è un elemento aggiunto che rende i brani più interessanti. Bros, che in alcuni tratti ricorda i nostri Be Forest, sembra iniziare come un pezzo rock classico, per poi ripiegare su se stesso in uno splendido pop dalle atmosfere rarefatte, dove il gusto la fa da padrone. Il meglio i Wolf Alice lo danno nei momenti più spinti: Giant Peach, col suo riffone e il suo cantato sbarazzino, parte già accattivante, e quando sale su nei ritornelli diventa quasi sublime.

My Love Is Cool è un disco molto più complesso di quanto potrebbe sembrare a prima vista, l’arrangiamento della Silk piazzata a metà album è esemplare, in questo senso. La canzone si apre con un rumore non definito, per poi riversarsi su una strofa tipicamente Cure con basso e chitarre ’80, virare verso un pop leggero e riprendere alla strofa successiva con tutto un altro piglio. In Soapy Water c’è spazio anche per l’elettronica e la new-wave.

I Wolf Alice debuttano con un disco ben strutturato e vario, una testimonianza della capacità di scrittura della band londinese, anche se a volte si avverte il rischio di ricadere un po’ nel barocchismo per qualche scelta di arrangiamento azzardata. Del resto, tutto il disco può essere riassunto in un verso: «You’re young, you’re free, you’re feeling fine and life is still loading in the background».

1 Luglio 2015
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