• Mar
    18
    2013

Album

Green United Music

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Tra i nomi presenti nella nostra Ones To Watch 2013, Woodkid era stato scelto principalmente in ottica mainstream. Dopo aver raggiunto una certa fama nell’ultimo anno e mezzo grazie a brani come Iron e Run Boy Run, era chiaro che quello dell’artista francese sarebbe stato uno dei (se non il) debutti lunghi più attesi del primo trimestre 2013, almeno a livello di pop music pronta a conquistare le classifiche.

Yoann Lemoine all’anagrafe, Woodkid è un personaggio particolare quanto trasversale: studioso e da sempre incline al mondo della moda, dell’animazione e del cinema, ha intrapreso solamente in un secondo momento una carriera musicale che ovviamente incorpora alla base elementi a lui cari: la cinematicità e quell’epicità da colonna sonora, quando non da spot televisivo. Televisione che conosce piuttosto bene dato che tra le altre cose ha realizzato videoclip – oltre che per se stesso – per Lana Del Rey, Rihanna e Katy Perry.

Il Woodkid musicale ha però una identità tutta sua, ben riassunta da The Golden Age e portata all’eccesso da una sicurezza dei propri mezzi – nonostante una apparente umiltà di fondo – assolutamente fuori dal comune (si veda questo live come esempio). La formula – qualcuno dirà fin troppo ripetitiva – è quella della voce calda quanto fragile (Antony Hegarty uno dei punti di riferimento), che ad intermittenza lascia spazio o a incalzanti ritmi da cavalcata post-tribale o ad eroiche esplosioni orchestrali di scuola Hans Zimmer.

Zimmer-pop quindi. Woodkid – che cura il progetto praticamente sotto ogni aspetto, artwork compresi – ha chiaramente avuto l’idea giusta: realizzare in DIY qualcosa di potenzialmente iper-mainstream. Solamente il lato burocratico della questione è stato affidato a terzi, ovvero all’etichetta parigina Green United Music, che tanto terza poi non è. The Golden Age è l’archetipo del kolossal hollywoodiano, ha i momenti più dolci e mass-oriented (il singolo I Love You), l’intimismo evocativo (Boat Song), gli inseguimenti (la titletrack), l’allacciamento nascosto con la tradizione (francese) e i fuochi d’artificio finali.

Spesso l’impalcatura dei brani nasce dalla semplice unione tra piano e voce, ma sono poi elementi come violini pizzicati, l’organo, ottoni ed archi ad arricchire la proposta. I toni grevi di alcuni passaggi di The Shore, il finale della già citata Boat Song o le situazioni church-pop via Active Child di Stabat Mater vanno a colpire quelle corde in grado di generare i classici brividi emozionali. Se poi si guarda il dettaglio degli arrangiamenti si nota una attenzione alle trame quasi maniacale.

Sarà anche furbo e leggermente monocorde, ma Woodkid ha un talento incontestabile e una cifra stilistica immediatamente riconoscibile. Quanti sono in grado di farlo già all’album d’esordio?

15 Marzo 2013
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