Recensioni

Se Match Point era il “delitto senza castigo” di Allen, il nuovissimo Scoopè invece la faccia rovesciata della stessa medaglia, dove la colpa si porta fino all’aldilà. Il regista americano questa volta sfuma nella commedia il livore acre e cinico nei confronti del prossimo che sembra pervaderlo sempre di più, permettendosi giusto qualche battuta ironica qua e là.
Ancora una volta alle prese con gli amabili e un po’ algidi inglesi dell’alta società britannica e con le regole canoniche del giallo, Scoop torna palesemente sugli stessi temi di Match Point e li svuota di tutto il contenuto drammatico, giocando con il concetto di illusione, con tutti e tre i protagonisti del film che si celano dietro altre identità. Il film apre su una barca simil Caronte, con la Morte incappucciata che trasporta le anime al di là del guado e che si rivelerà il motore primo di tutta la storia.
Sono molti gli scoop del film. In primis l’apparizione di Allen, nella parte del prestigiatore Splendini, che sbarca il lunario facendo piccoli spettacoli con trucchi vetusti e risaputi e le stesse battute ripetute ad ogni occasione (“Lei è un vanto per la sua razza”). Il secondo scoop è il ritorno di Scarlett Johansson. In una parte molto più consona alle sue corde, la bionda più in hype del momento fa il suo bravo mestiere, facendo abilmente da spalla ad Allen stesso. Si ride, ma non troppo, e il finale nel finale stringe la questione comunque con un sorriso amaro in bocca. Scoop è l’ennesima seduta psicanalitica dell’autore americano, che tra una frase e l’altra trova il modo di dire verità camuffate da battute: “Ho praticato a lungo l’ebraismo, ma poi mi sono convertito al narcisismo”; “A quest’età emozione vuol dire una cena che non da bruciori di stomaco”.
Woody Allen è un autore che gira sempre più intorno al tema della morte e al significato vuoto delle cose. Nel momento in cui come un eroe si precipita a salvare l’amata scompare fuori campo e non torna più. La Morte secondo il regista americano è un umore impenetrabile che avvolge la consapevolezza dei propri tempi e delle persone che ci circondano, e che non dà nemmeno lo spazio per inutili bergmaniane partite a scacchi o per sprofondare in plumbei livori esistenziali fatti di sussurri e grida.
Nonostante sia un’amabile commedia leggera e faccia fare anche qualche sorriso, Scoop è quasi più crudele di Match Point.
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