Recensioni

“Achtung” i Wulfband sono arrivati! Un fulminante e adrenalinico esordio per il duo old school EBM svedese che ha debuttato dal vivo il 1 novembre 2014 al “Bodyfest 2014”, un importante evento annuale stoccolmese dedicato alla musica electro-punk EBM (quest’anno suonavano anche Borghesia, The Cassandra Complex e A Split Second, nomi storici del genere). Il 5 novembre è uscito il primo disco omonimo dei Wulfband, realizzato in formato vinile 12” e cd, per la label scandinava Progress Productions. Il disco è un concentrato di pura aggressività espressa magistralmente in dodici brevi, selvaggi e veloci episodi EBM/electro-synth-punk urlati in tedesco. La scelta della lingua tedesca, non inusuale nel genere, li accomuna ai conterranei Sturm Café, altro interessante gruppo old school EBM svedese. I due membri della band, al momento, sono conosciuti solo come Sieben e Neun e suonano a volto coperto.
La musica proposta dal duo è sicuramente debitrice verso quanto già fatto in passato da gruppi come Deutsch Amerikanische Freundschaft (D.A.F.) e Nitzer Ebb, ma il suo disco d’esordio suona sincero ed efficace, ponendosi anche nel solco (e nella tradizione) di altre band EBM svedesi emerse nel corso degli anni Duemila, ad esempio Spark!, Spetsnaz, Autodafeh e The Pain Machinery o di nomi storici degli anni Novanta come Pouppée Fabrikk. I Wulfband ricordano per velocità, ironia e attitudine selvaggia/iconoclasta il primo LP degli Spark!, quel 65 Ton Stål del 2007 ristampato di recente in vinile proprio da Progress Productions.
La musica EBM, è noto, rappresenta il lato più istintivo e immediato della musica elettronica e trasporta lo spirito e l’attitudine del punk nella sfida tra corpo umano e macchina. Il termine Electronic Body Music (EBM), infatti, deriva da un’intervista ai D.A.F., in cui il gruppo aveva definito la loro musica “körpermusik” (body music) e i Wulfband dimostrano di averlo compreso appieno: il brano d’esordio 3, 2, 1 Nein con le sue chitarre campionate è una vettura impazzita lanciata a folle velocità per scatenare una violenta calca di corpi sudati sotto il palco, mentre pezzi come Attentat e Aggressivität sono una pura e magnifica esibizione muscolare. Ovviamente, non mancano nel lavoro riferimenti a quella Neue Deutsche Welle da cui tutto è iniziato (Weg e Panik).
Grezzi e cattivi come bisogna essere oggi, i lupi svedesi convincono, entrando così di diritto nella scena alternativa “synth” scandinava. Una scena che continua a fare scuola, sfornando sempre nuove, giovani, interessanti realtà. Nulla di inedito sotto il sole, ma i Wulfband suonano sicuramente più sinceri e coinvolgenti di molti pretenziosi gruppi sedicenti “sperimentali” di giovani cripto-hipsters o di molti (forse troppi) vecchi reduci d’avanguardia, oramai duramente provati dall’età. Allacciate dunque gli anfibi e ascoltate.
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