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Dopo dieci anni sappiamo bene cosa vuol dire essere Xiu Xiu. Significa legare per sempre la propria vita alle storie di sofferenza altrui, ma anche dare conforto; creare un legame viscerale e vitalistico con il proprio dolore veicolandolo in una wave lacerata e emozionale; scorticare le strutture del pop davanti a una trinità di noise, lo-fi e 8bit.

Dopo le ombre e le perplessità suscitate da Dear God I Hate Myself, Always festeggia il decennale con un titolo che meglio non avrebbe potuto rappresentare l’autentica missione del progetto e del suo ideatore. Essere Xiu Xiu è lo statement finale, può suonare come una condanna o una liberazione, ma se ti chiami Jamie Stewart, l’angoscia è da sempre la tua forza: quella di un disco che non si limita all’urgenza lirica o alla narcisistica promessa di non lasciare da solo chi è in pena.

Seppur con una line-up rinnovata e ora composta da Jamie e Angela Seo più Bettina Escauriza, Marc Riordan e il rientrato Devin Hoff, l’impianto è ancora quello di Woman As Lovers, con una band a dominare la scena: l’ora quintetto concede pochissimo alle rotondità melodiche (Smear The Queen), colpisce i propri bersagli attraverso dialoghi elettronici e acustici in collasso e in ricomposizione continua. Ogni brano trova i propri equilibri nella consueta instabilità emotiva e in una varietà di formati: il pop-wave (Hi, Born To Suffer, Joey’s Song, Beauty Towne, Gul Mudin), l’industrial ebm a picco (I Love Abortion), il leider radioheadiano (The Oldness), la narrativa avant-folk (Chimney’s Afire, Factory Girl) o le varianti chamber (Black Drum Machine).
Il tatuaggio della copertiana è come la bruciatura di sigaretta dei Germs. Così Xiu Xiu è (e sarà) per sempre.

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