Recensioni

Annotavamo un anno esatto fa in occasione del precedente Dust Lane quanto Tiersen avvertisse anche al sesto album la necessità di assecondare umoralità e aspirazioni da artista “autentico”. Oscuro e interlocutorio, quell’album guadagnava però l’assoluzione tramite un pugno di buoni momenti impantanati dentro romanticismi che corteggiavano il prog, eccessivi omaggi agli ultimi Flaming Lips e materiale privo di adeguato sviluppo. Ne traevi l’evidenza di un passo falso, forse di un invecchiamento precoce, e in ogni caso le vette raggiunte con Le phare parevano lontane.
Destinate a restare irraggiungibili, verosimilmente, benché queste nuove composizioni segnino un discreto recupero di forma. Confermato al banco Ken Thomas (Sigur Rós e Dave Gahan, ma pure David Bowie e Psychic TV…), ci si muove nel consueto pastiche cinematico e atmosferico che scava nella memoria popolare(sca) con strumenti vintage e tonalità analogiche. Inseguendo la nostalgia di epoche mai vissute che è cifra del presente, Yann lavora sulla dinamica tra pieni e vuoti con più senso della misura, scivolando solamente nella sconnessa Exit 25 Block 20. Se la cava affidandosi al mestiere e ad altrui visioni, ma accettandone il peso esemplare per appropriarsene.
Così che l’estatico, lisergiscente post-folk Monuments e il crescendo lirico The Trial, il Philip Glass (indie) pop di I'm Gonna Live Anyhow e l’arguta tessitura che conduce Hesitation Wound all’uscio di Laurie Anderson suscitano un benevolo sorriso. Allontanando di altri dodici mesi le perplessità, con la speranza di cancellarle del tutto.
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