Recensioni

7.2

Si parte con una Sunrise che sembra uscita fuori da un disco
di George Michael. Pare quasi di vederlo ancheggiare sul clap clap in
mid-tempo della ritmica, quando Chris Keating attacca la parte vocale
subito doppiata da un gioioso coretto gay. Tutto questo potrebbe
tranquillamente suonare in modo orribile, ma invece funziona alla
perfezione. Wait For the Summer paga invece tributo a Peter Gabriel come buona parte dei brani restanti. E’ lui la stella polare verso cui tendono brani fantasiosi come No Need To Worry e Forgiveness. 2080, il primo singolo per le radio, ti appiccica subito addosso la sua melodia in maniera vigliacca e sembra una Shock The Monkey rifatta da Paul Simon mentre jamma con gli Animal Collective.
Parte del fascino della musica degli Yeasayer è di natura prettamente
post-modernista. Musica che strizza l’occhiolino in maniera subdola ad
un trilione di riferimenti e puoi tanto stare al gioco quanto lasciarti
andare all’incedere delle melodie e cedere al minutaggio del disco.
Sotto questo punto di vista la tenuta su strada è di quelle da auto di
prima linea. Germs è un’altra ode etno-eighties che si anima su cori da giungla in stile Real World. Wintertime è un’epica marcetta indiana ma suonata come la suonerebbero gli Akron / Family.
Gli Yeasayer questo sono. Un matrimonio astuto tra passato (gli anni
‘80) e il presente (tanto tribal indie di questi anni) Riuscite ad
immaginarvi un ibrido tra i Fine Young Cannibals, Peter Gabriel e gli
Animal Collective? Se non ci riuscite gli Yeasayer possono essere una
risposta.

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