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At All Ends è il nuovo capitolo del Cigno Giallo di Portland, superbo volatile aduso al rumore più intollerabile ed estremo. At All Ends canta il corpo elettrico, le sue virtù catariche attraverso il rumore, nonché la sua finale redenzione in forma di bruit strutturato. Endlessly Making And End Of Things racconta bene questo transitare del duo Gabriel Mindel Saloman (chitarra, electronics) – Pete Swanson (electronica e voce) verso un impressionismo noise evocativo e calcolato. Basterebbero i soli minuti iniziali della suddetta composizione per afferrare, attraverso il discreto crescendo di feedback, il quadro complessivo dipinto dagli YS e collocarne lo scenario in un luogo desertico, una sorta di nowhere land dell’inconoscio, oceano di pace trasfigurato dal rumore e purificato dai decibel man mano sovrastanti. Ispirato ad un poema di Paul Celan, Endlessly Making… è l’apice di un lavoro accuratissimo dal punto di vista della pianificazione sonica.
Si parte sempre da arpeggi riverberati delle chitarre, da uno sfondo di silenzio dipinto via via come un canovaccio da ampie pennellate di suono-rumore. Ha un che di ieratico, ed anche di intimamente religioso, questa psichedelia cacofonica e maldestramente amelodica, attonita come un rito di iniziazione primitivo, ui sia interdetta la partecipazione se non intesa come “fruizione partecipata”. Qualcosa accade davanti al nostro orecchio interiore, ed è nel completo abbandono alla ridondanza del rumore bianco che ci si capacita non di cosa ma di come accade. Accade attraverso l’iperamplificazione. Accade attraverso una colata lenta e millimetrica di lava chiassosa densissima. E questo è il come. Cosa, chi mai sia il soggetto agente d’una siffatta esperienza, è questione a noi interdetta. Gli Yellow Swans offrono domande, non risposte. Il loro è un suono mosso dall’interno, da una forza senza nome e senza freni. Gli YS non agiscono, sono agiti.
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