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Terzo film in concorso proiettato alla 75ª Mostra di Venezia e terzo film internazionale per il greco Yorgos Lanthimos (il secondo prodotto anche dagli Stati Uniti dopo il recente Il sacrificio del cervo sacro), The Favourite (che in Italia uscirà a meno di ripensamenti tradotto letteralmente in La favorita) è l’ennesima incursione del suo autore nei territori della critica di costume, un campo battuto da praticamente tutto il suo cinema precedente. Se nella distopia anti-romantica di The Lobster e nella macabra favola contemporanea de Il sacrificio del cervo sacro Lanthimos si era trincerato dietro una cornice drammatica importante – anche se infarcita ad altalena di ironia e sarcasmo pungente – il suo ultimo lavoro sconfina platealmente nella farsa e la metafora – arma preferita del Nostro – si manifesta fin dalle prime battute come la vera anima imperatrice delle dinamiche narrative.

La nuova idiosincrasia in movimento di Lanthimos prende di petto dei personaggi realmente esistiti e pure di un certo calibro – vedi la Regina Anna di Gran Bretagna, Sarah Churchill, la duchessa di Marlborough e Abigail Masham – cristallizza il periodo storico entro le mura del castello reale e fissa le coordinate intorno alla guerra contro i francesi all’inizio del Settecento; la duchessa, fedele alleata e amante della regina, vede vacillare la propria posizione di favorita dalla nuova ancella e cugina di quest’ultima, attraverso un’escalation crudele che arriverà a compromettere la già precaria moralità delle due rivali. In mezzo a loro, come già detto, i discorsi politici, i dibattiti di corte, i pettegolezzi, gli isterismi della sovrana. Lanthimos, come mai prima d’ora in questa triplice avventura internazionale (forse complice la sua assenza in sede di sceneggiatura), appare profondamente attaccato ai propri personaggi che descrive con dovizia di particolari, donando loro delle motivazioni e delle ambizioni che sono prima di tutto universali: l’ambizione, la paura di non essere amati, la brama divoratrice del potere.

Probabilmente, viste le doti del suo autore, non occorreva scomodare i reali e un periodo storico decisamente ostico per questa pungente metafora umana (e animale), ma il regista di Atene dimostra ancora il fatto suo con un lavoro di messa in scena da fare impallidire il resto dei registi contemporanei della sua generazione: non c’è dubbio che l’uso insistito delle luci naturali e di set quasi interamente reali e non artificiali contribuisca non poco all’atmosfera bucolico-fiabesca del racconto, ma a risplendere è praticamente tutto il comparto tecnico, dalla fotografia al suono, dai costumi al montaggio.

Nei suoi 120 minuti di durata, scanditi in maniera curiosa e ilare da otto capitoli contrassegnati in numeri romani (quasi fosse un vero e proprio romanzo d’appendice), La favorita è essenzialmente una commedia satirica, in cui Lanthimos dichiara ripetutamente il suo amore per il genere femminile, capace di fagocitare senza difficoltà la propria controparte. Succedeva già con la Loner Leader e l’Hotel manager di The Lobster, si ripeteva con la Anna Murphy de Il sacrificio (dove una splendida Nicole Kidman divorava solamente con uno sguardo il gelido chirurgo interpretato da Colin Farrell, a sua volta timido, impacciato e codardo in The Lobster), e ancora in quest’ultimo – anche divertentissimo – film, dove Emma Stone e Rachel Weisz intrecciano i loro piani sui cadaveri ambulanti e vuoti come quelli del Robert Harley di Nicholas Hoult o peggio del Samuel Masham di Joe Alwyn. Da, inoltre, The Lobster torna anche la similitudine tra uomini e animali, configurati come bestie, e dove qui la figura della Regina Anna va a braccetto con quella tracotanza disgustosa di chi è stato ottenebrato dal potere indisciplinato ed è quindi destinato a una fine misera, pur nella propria regalità; un punto sempre a favore del regista greco è proprio quello, infatti, di non essere mai condiscendente verso i propri personaggi, accomunati da un simile fato, spesso di rassegnazione o di sconfitta assoluta. Se quindi la sfiducia nei confronti del genere umano rimane immutata – in special modo in questo trittico – a riaffiorare è la consapevolezza che in tutto questo mare macabro di tristezza ci sarà sempre spazio per un indisciplinato divertimento.

31 Agosto 2018
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