Recensioni

Alla voce “indie-rock italiano”, il primo nome per sonorità, merito e coerenza è indubbiamente quello degli Yuppie Flu. Stavolta la band marchigiana consolida tale onorificenza anche formalmente. Infatti, Fragile Forest segue il modello radioheadiano In Rainbows: album scaricabile dal proprio sito ad offerta libera, quindi, volendo, anche gratuitamente. Eccola qua la vera rivoluzione del sesto disco. Per il resto, queste dieci canzoni non spostano troppo il tiro rispetto al passato.
Le novità, se ci sono, sono tutte questione di sfumature. Niente più. Ma per una band che ormai ha comprovato il proprio marchio di fabbrica, che non deve più troppo scervellarci per non venir calpestata dalla sola di questo Stivale sempre ostinatamente in marcia verso Sanremo – quindi verso se stesso –, le sfumature sono tutto. Così, stavolta, quei pacati languori indie-folk-psych-pop-rock à la Pavement (punto di partenza via via sempre più abbandonato), Mercury Rev, Flaming Lips, Grandaddy e Sparklehorse, guidati sempre da quegli intrecci chitarristici, ebbri di tastiere e autenticati dall’inconfondibile voce nasale – simultaneamente limite e punto di forza dei Nostri – di Matteo Agostinelli, virano verso una solarità molto più afosa.
Quel mood crepuscolare da mezza stagione, caratteristico dei lavori precedenti, si toglie felpa e jeans indossando, invece, bermuda e infradito. Gli Yuppie Flu vanno e ci portano al mare con canzoni pop come la title track, Yellow Hills e Sweet Lame. Quelle loro recenti derive digitalmente malinconiche in stile Notwist vengono in parte trascurate a favore di allegre aperture orchestrali. Prendete Eyes, l’episodio sicuramente migliore, e immaginatevi in pieno agosto sotto il sole battente a sfrecciare con una Cinquecento cabrio sull’asfalto liquefatto dell’autostrada verso quell’azzurro salvifico del mare. E se anche in questa canzone sono evocati i Beatles, i Go! Team e i Turin Brakes, che cosa c’è di più italiano di questa immagine estiva?
Eccolo qua il merito degli Yuppie Flu: suonare dannatamente straniero senza dimenticare le origini. Non mancano certo i soliti episodi molto più riflessivi e indolenti o ballate folk in cui i Nostri sembrano abusare un po’ di manierismo. Ma Fragile Forest, nel complesso, piace, non fosse solo per la voglia di estate che infonde.
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