Recensioni

7.2

Whitehouse Electronics è l’ennesima, extra-ordinaria stramberia messa in atto dal collettivo berlinese negli ultimi anni, a seguire le rielaborazioni/collaborazioni/ripensamenti di e con Merzbow, Keiji Haino, il Metal Machine Music di Lou Reed, John Cage e Zbigniew Karkowski.

Stavolta a finire sotto la lente deformante è quanto di più distante dall’ensemble tedesco fondato e diretto da Reinhold Friedl: mr. William Bennett, da tempo immemore noto per le efferatezze sonore col nome di Whitehouse. Primigenio eroe della sottocultura industrial-noise più harsh e no-compromises, Bennett – che qui missa il tutto e benedice dall’alto – vede alcuni dei suoi passaggi più recenti sottoposti ad un trattamento “in acustico” che ne esalta screziature e dinamiche interne, senza sminuirne la disturbante spregiudicatezza.

Gelide lande di ambient sconnessa (The Avalanche), ammassi stratificati di noise libero (Muntisi Munkondi) e avant-jazz deforme (Bia Mintatu) si alternano nelle 6 composizioni rielaborate che, si noti bene, seppur senza l’ausilio di elettroniche varie hanno il pregio di risultare stranianti come e più degli originali. Merito del lavoro “ideologico”, oltre che musicale, svolto da Friedl e dai suoi sodali, ormai una garanzia nel panorama avanguardistico mondiale.

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