• Gen
    21
    2014

Album

La Tempesta Dischi

Add to Flipboard Magazine.

Lo “schierarsi politico” degli Zen Circus prevede un sistema di comportamenti preciso, un’etica da working class vicina al punk – più che quello inglese di fine Settanta, l’indie/post-punk americano tra Ottanta e Novanta –, una quotidianità in cui la sopravvivenza diventa valore sociale condiviso. Quello che cantano gli Zen Circus, insomma, non è troppo diverso da quello che probabilmente gli Zen Circus sono. Questo modo di intendere musica e vita è confluito, nel tempo, in brani intransigenti e basali, ma soprattutto in un rapporto con il pubblico che non nasconde nulla. Anzi, cerca manifestamente di scendere dal palcoscenico, di giocarsi il tutto per tutto su una musicalità dal realismo mai gretto, nostalgico o borioso.

Dimostrazione più recente in questo senso, il video di Viva (primo singolo estratto dal nuovo disco), in cui la band arriva a condividere con i fan fotogrammi della propria biografia, quasi a sancire il superamento del confine una volta per tutte. Andate tutti affanculo e Nati per subire sintetizzavano tutto questo in un songwriting sui generis e in italiano, capace di tracciare un percorso in bilico tra cantautorato e scazzo, dimensione popolare e impegno, come di consolidare uno stile musicale finalizzato all’invettiva contro le bassezze umane. Poco a che vedere con l’antagonismo fine a se stesso, comunque, semmai una denuncia consolatoria, rassegnata e col gusto dell’ironia.

Canzoni contro la natura prosegue sullo stesso binario: elimina i produttori artistici, sceglie un suono che possa “inscatolare nella maniera più fedele possibile l’energia e la naturalezza” dei live della band, riprende l’immaginario di cui si diceva poc’anzi pur spostando leggermente il baricentro. La “natura”, quella che campeggia nel titolo, non è facile ecologia, bensì una variazione sul tema “ipocrisie del popolino”: un cinismo obbligato che esalta la sostanza e la vitalità di un ambiente esterno (Canzone contro la natura) che alla fine potrebbe essere davvero l’unico Dio possibile (l’ottima Albero di Tiglio). Si parla di rispetto delle diversità, di leggi del mondo lontane anni luce dai futili sofismi “umanocentrici”, con un Ungaretti posto in chiusura di title track che ribadisce amabilmente il concetto. Nel disco ci sono poi gli Zen Circus più noti: quelli “cazzoni” e punk-folk di Vai Vai Vai!, quelli più cinici della già citata Viva (un anthem tagliato sui concerti), quelli più affezionati al cantautorato de L’anarchico e il generale (sorta di De André in chiave combat-rock), quelli da frontiera centroamericana di Dalì. Come al solito lucidi, ficcanti e amaramente divertenti.

Appino, Karim e Ufo sono questi. Aspettarsi da loro cambi di rotta sorprendenti, volerli avanguardisti, innovatori o sperimentali, vuol dire far finta di non conoscere l’ambito di riferimento, il songwriting solido e con pochi vezzi, il sostrato musicale da cui provengono. L’attenzione si sposta allora sulle buone canzoni, sulla qualità dei testi e delle musiche, su quei piccoli aggiustamenti utili a tradirsi con rispetto (come certe code strumentali inaspettate o alcune geometrie poco consuete per la band), sull’empatia che a distanza di anni dagli esordi i Nostri riescono ancora a trasmettere. In Canzoni contro la natura c’è tutto questo e per noi è più che sufficiente.

20 Gennaio 2014
Leggi tutto
Precedente
Melampus – N° 7 Melampus – N° 7
Successivo
James Vincent Mc Morrow – Post Tropical James Vincent Mc Morrow – Post Tropical

album

recensione

recensione

recensione

recensione

The Zen Circus

Visited By The Ghost Of Blind Willie Lemon Juice Hamington IV / Doctor seduction

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite