Recensioni

A due anni dall’ottima prova di Opera, gli Zeus! di Cavina e Mongardi tornano con Motomonotono, mostrando tantissimi muscoli e una certa fiacca compositiva. Terzo capitolo sotto l’egida del re dell’Olimpo, Motomonotono propone la stessa formula a base di violenza, velocità e tecnicismo apprezzata nei precedenti episodi, riuscendo però solo in parte a centrare il bersaglio e non convincendo pienamente sotto l’aspetto compositivo. Le influenze hardcore-noise di scuola Locust (Justin Pearson ha pubblicato il disco per la sua ThreeOneG) sono sempre evidenti e al contempo limitanti; forse la band non riesce (o non vuole?) a staccarsi dallo status di Locust italici, risultando in alcuni casi troppo manierista e accartocciata su se stessa (Krakatoa).
Tutto da buttare? Assolutamente no, e lo si capisce da tracce come San Heather e Shifting ma soprattutto in Phase Terminale e Panta Reich, in cui il duo flirta con l’elettronica cercando di trovare altre soluzioni, ottenendo buonissimi risultati e stimolando spunti di analisi e riflessione. Assolutamente spassoso, poi, l’atteggiamento sarcastico della band nella scelta dei titoli delle tracce: si va da Enemy e Core a Colon Hell, passando per la già menzionata Panta Reich (citazione del maestro Steve Reich, omaggiato anche nella “sostanza” della traccia) e All You Grind Is Love. Un po’ di sana ironia in ambienti matematicamente violenti come quelli frequentati dagli Zeus! non guasta mai. Menzione particolare merita la produzione di Carlo Zollo (per la prima volta al timone in sala di registrazione, ma fidato fonico in sede live), che riesce più dei suoi predecessori a imbrigliare e a fissare su disco la forza bruta che i due sprigionano sui palchi di tutta Europa.
Motomonotono non è l’album che ci si aspettava dagli Zeus!: stanco, manierista, un po’ confusionario, ma con buoni spunti di riflessione, può essere considerato il proverbiale disco di transizione per una band dalle infinite potenzialità tecniche e compositive.
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