• mar
    02
    2018

Album

SVS Records

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Certe opere sono così ambiziose che gli si perdona pure qualche ingenuità: è il caso dell’esordio di Zoë Mc Pherson, eclettica musicista e producer belga, e del suo String Figures, un’opera che prende spunto da così tante ispirazioni differenti che potrebbe lasciar pensare ad un miscuglio insensato. Eppure questo debutto, che arriva ad oltrepassare i confini musicali per divenire progetto multimediale (con la collaborazione della videomaker italiana Alessandra Leone), mantiene una solida coerenza sonica durante tutte le sette tracce (che sono anche i sette capitoli in cui è divisa la parte video).

Partendo da temi importanti, come i rapporti di forza tra l’Occidente e il resto del mondo (e quello della colonizzazione è un tema con cui, purtroppo, gli artisti belgi sono spesso costretti a confrontarsi, visto il sanguinoso trascorso del loro paese), tra uomo e natura, tra tecnologia e materia organica, il disco gioca sui dualismi, unendo alla parte elettronica numerosi inserti strumentali o comunque concreti: dai field-recordings raccolti in giro per il mondo (zoccoli di cavalli dalla Turchia, sciami di api dalla Francia, gong e insetti rumorosissimi dall’Indonesia) al sax atonale che impreziosisce l’opening-track Sabotage Story, dal tradizionale canto di gola Inuit alle percussioni free del fidato Falk Schrauwen.

Nel contrasto e nella successiva fusione tra beats abrasivi, synth industrial, riverberi dub ed i frequenti innesti fisici, String Figures trova una risposta alle proprie inquietudini riportando i vari conflitti e confronti analizzati a uno unico che diviene così esemplare e risolutivo, con gli elementi reali e quelli digitali che si fondono in un nuovo suono, un futurismo folk capace di abbracciare epoche e regioni diverse. È dunque difficile segnalare un brano anziché un altro: il tribalismo mitteleuropeo di Komusar, il traballante e ricco techno-pop di Sabotage Story e Shaman, le architetture libere e cosmiche di Deep sono tutti affascinanti ed imperdibili episodi di un disco davvero superbo e sorprendente.

10 marzo 2018
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