Recensioni

“Tagliare tutto”, legami col passato compresi. Si è portati a supporre questo con un titolo del genere per un disco del genere, giunto dopo tutto quello che è successo all’interno della miglior macchina da esportazione che il (non)rock italiano abbia prodotto negli ultimi “n” anni. Il ritorno degli Zu dividerà, senza alcun dubbio, sia i fan della prima ora che quelli che hanno conosciuto l’ormai ex trio di Ostia con Carboniferous, a tutt’oggi capitolo tra i migliori di una discografia a dir poco eccellente e indubbio best-seller della band. L’ingresso dietro le pelli di una macchina da guerra come Gabe Serbian, già Locust, sposta gli equilibri sonori interni ad un trio nato e cresciuto insieme umanamente, prima ancora che artisticamente, e apporta una personale visione della ritmica, più diretta e meno arzigogolata rispetto a quella che fu del dimissionario Jacopo Battaglia. Il suono degli Zu ne risente com’è ovvio che sia, ma senza stravolgere un architrave sonoro reso più diretto, pesante e doomy: meno spigoli e più impatto “straight in your face”, in una battuta.
Complice anche l’impostazione tematica di fondo che vede l’album come un concept su una guerra invisibile, cosa che non è difficile concepire se presa a esempio per una rinascita dalle macerie che sembravano aver disintegrato il trio romano, Cortar Todo è un disco dal suono densissimo e privo di fronzoli, nel suo percorso “rigenerativo”, che svolge nelle sue 10 tracce una specie di catarsi: dal necessario annientamento alla rinascita attraverso guerre interiori (The Unseen War), macerie fumanti di imperi in declino (Rudra Dances On Burning Rome), morte interiore (A Sky Burial) e sciamanici rinnovamenti (Pantokrator).
Cortar Todo è un album che non risparmia nulla in energia e che, nonostante qualche passaggio scontato e una marcata omogeneità di fondo, va affrontato dimenticando gli Zu di un tempo. O meglio, considerando questi Zu rinati a nuova vita, esattamente come nel percorso interno all’album.
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