Recensioni


La Tempo Reale Collection continua a proporre progetti molto interessanti nel campo della nuova improvvisazione contemporanea, promuovendo visioni che utilizzano metodologie accademiche in un’ottica aperta e capace di intercettare suggestioni del tutto attuali. Nata nel 2012 in occasione del venticinquesimo anniversario dello storico centro di ricerca, produzione e didattica musicale Tempo Reale, fondato da Luciano Berio a Firenze nel 1987, la collana infoltisce il catalogo con due nuovi volumi che mantengono alti gli obiettivi culturali del progetto.
Iniziamo con il primo lavoro ufficiale dei fiorentini Zumtrio, formati da Francesco Canavese (chitarra elettrica) Francesco Giomi (radio analogica e sintetizzatori) e Sefano Rapicavoli (batteria e alle percussioni): uno studio perspicace sulla ritmicità, inserito nel contrasto tra struttura e improvvisazione. Radioscapes si dipana attraverso tre tracce che procedono dalla costruzione di ossature costantemente in divenire, su cui i tre interagiscono con prontezza free, intarsiandole con lapilli di funk liofilizzato, armonie desertiche, tagli jazz core e rarefazioni elettroacustiche dal forte impatto emotivo. Il tutto veicolato da un’accuratezza strumentale che si spinge con agilità tra derive post rock (Un tavolino a parte), oscure asperità elettrostatiche (California), fino ad assalti sulla materia con un impeto free al limite del bruitiusmo (Giornate colorate). La manipolazione di onde radio fa poi emergere dal contesto l’ulteriore contrasto tra tensione istantanea e contingenza delle frequenze captate, aprendo a una particolare riflessione sulla vita del suono nella quotidianità. Un valore aggiunto per un album dal piglio avant rock, che dispiega gli impulsi improvvisi con encomiabile varietà di soluzioni, conferendo all’insieme un taglio piuttosto stimolante.
Prettamente elettroacustico e astratto, invece, l’album Round del collettivo di improvvisazione Minus, sestetto di stanza a Bologna, che sviluppa tecniche aleatorie in un’ottica squisitamente free-form. Quattro lunghi brani eseguiti in formazione variabile, anche con l’ausilio di ospiti esterni, veicolati da un armamentario di pianoforte preparato, oggetti, live electronics, sintetizzatori, campionatore, clarinetti, sassofoni, violoncello, chitarra elettrica e batteria. Ne fuoriesce un deciso mix di eleganti astrazioni à la Dans Les Arbres, deflagranti intuizioni in odore dei Bark! ed esuberanza sperimentale di casa Ictus. Tra distese ambientali, tagli free jazz e corrosioni noise, l’ensemble arricchisce la tensione efficacemente premeditata con suggestioni poetiche e dilanianti aperture free, riuscendo a distillare di volta in volta gli ingredienti con lodevole prorompenza.
Due progetti da seguire attentamente e che aggiungono sfaccettature molto affascinanti a una scena improv italiana che merita sempre maggiore attenzione.
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