Recensioni

5.5

Con il rispetto che si deve a chi ha forgiato con mano una piccola ma significativa parte del rock and roll moderno, vivendo una prima giovinezza negli anni Settanta, quando divennero una delle più popolari band americane, e una seconda negli anni ’90 quando centinaia di band, persino quelle stoner, li citarono come influenza predominante di certe svisate sudiste, ma l’età della pensione è l’età della pensione.

E’ vero, siamo in un mondo libero, vige anzi impera la legge del mercato, chi vende sopravvive, chi non vende è un looser, ed è altrettanto vero che vendono milioni di dischi gruppi che non meriterebbero neppure l’energia elettrica per accendere gli amplificatori, ma l’autocitazionismo ad oltranza, la reiterazione di un concetto ormai cristallizzato nella storia della musica, è francamente fastidioso.

Suonano bene gli ZZ TOP, ci mancherebbe altro, e sanno il fatto loro in materia di southern rock boogie, ma non andiamo più in là dell’autocelebrazione, dell’esercizio di stile o forse peggio, di un modo simpatico per ammazzare la noia. Consumption, I Gotsta Get Paid, per carità, si fanno ascoltare, sono precisi e puntuali, ma sono pur sempre riproduzioni un po’ sbiadite e su carta comune, di un’opera d’arte minore. Onore, rispetto, tutto quello che volete, ma fino ad un certo punto. Oltre finiremmo per rendere patetica una storia di per sé estremamente importante e significativa.

La Futura è un disco che scivola via, una birra fresca prima di attraversare il deserto, qualcosa di consolatorio e non impegnativo, un “vogliamoci bene” regalato al rock and roll. Ma i nostri occhi ormai guardano altrove, anche solo alle giovani leve che partendo dagli Zz Top, stanno incendiando il rock and roll ancora una volta.

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