Gimme some inches

Gimme Some Inches #32

Partiamo dall’impalpabile, questo mese, per passare via via in rassegna una serie di uscite in formati come cassette e 12” considerati “minori” ma non per questo meno intriganti. Affidano alla volatilità dell’mp3 il loro esordio gli Holy Hole, duo italico di cervelli in fuga verso Berlino. Chitarre e loop montanti per una drone music virata al nero che ha i suoi buoni momenti ritualistici (Excerpt #3) ed evocativi, senza perdere di vista la materialità del suono alla maniera di un BJ Nielsen. Dote mai abbastanza apprezzata.

Salendo sul versante delle cassette, incontriamo una vecchia conoscenza. Nicola Giunta, prima con summerTales, poi in solo, è ormai presenza fissa qui da noi. Ora è il turno di The Lay Llamas, ennesima incarnazione in cui il siciliano mette la crescente dimestichezza sonora al servizio di una sensibilità psichedelica che si mostra sempre più ipnotica (African Spacecraft 2092 AD) e “altra” (il tribalismo droning di Rite Of Passage). Il tasso di weirdismo è assicurato anche dal concept alla base del tutto, ossia le avventure della tribù nigeriana dei Lay Llamas che nel 2092 si avventura a bordo di una astronave su un pianeta lontano e in cui raggiungono la purificazione e l’innalzamento dello stato di coscienza una volta  incontrato un totem chiamato Grande Serpente. Una narrazione in 4 momenti cruciali per altrettante tracce di un trip sonico da psych sci-fi.

Sempre per la Jozik, in una manciata di ottime tapes appena sfornate, ritroviamo Olli Aarni, il finlandese che aveva condiviso una split-tape proprio coi summerTales. Non differisce di molto il contenuto di Pohjoisen Kesä: due lunghe estatiche tracce di ambient rilassante tra suoni trovati, rielaborazione di nastri e frequenze radio che non può non far tornare in mente le lande innevate e silenziose della terra d’origine.

Salendo ancora di gerarchia dei mezzi di riproduzione,tocca ora ai vinili. Partiamo dal 10” d’esordio dei Sonic Jesus, quartetto laziale totalmente devoto alla psichedelia chitarristica della perfida Albione. Se prendi ispirazione da Sonic Boom e dalla Jesus dei Velvet hai segnato bene i paletti entro cui ti muovi. Se poi lo fai col giusto grado di reiteratezza ipnotica (It’s Time To Hear), weirdness (Monkey On My Back) e malattia mentale (Underground) e ci metti pure la firma di Nonni Dead dei Dead Skeletons (responsabile dell’ottimo artwork) allora dimostri di avere le idee ben chiare. E, cosa non altrettanto scontata, di saperle mettere perfettamente su pentagramma. Decisamente ottimi.

Saliamo poi ai 12” del vinile con l’ultima uscita targata Brigadisco con protagonisti i romani Dispo e gli (italo)inglesi Barberos. Split nato da circostanze da live condiviso, ossia quando affiatamento e lunghezza d’onda sono simili ecco che i frutti finiscono su preziosi dischetti. Da un lato, i romani con la loro ormai ben nota follia math&noise tra cambi di tempi, elaborazioni ritmiche, strappi muscolari e ritmi spezzati, sempre conditi da autoironia e sprezzo del pericolo. Della serie, un frullatore di cui non ci si annoia.
Rispondono a tono i Barberos, forti di doppia batteria e synth creano grovigli avant-electro-noise (Buffalo Biffle) spesso dilatati oltremisura (In The Mouth Of The Madness) in ipnotici deliri space-ipno-horror.

Scendendo verso atmosfere scure, segnaliamo un altro split a 12” uscito per Ghostly con protagonisti HTRK e Tropic Of Cancer. Il 12” racchiude 6 tracce figlie delle Part Time Punks Radio Sessions, una specie di Peel Sessions losangeline virate dark. Luogo della mente dove le due formazioni si ritrovano a pieno agio, condividendo immaginario e sonorità: più sognanti ed elettronici i primi, completamente ripresisi dalla tragedia di un paio di anni fa che sembrava interromperne la carriera. Più inchiodati ad una forma post-punkish dreamy e quasi shoegaze i secondi, in realtà progetto ormai solitario di Camella Lobo. Tutte o quasi trace già pubblicate sui rispettivi album, ma la menzione d’onore va all’inedito More Alone dei TOC: beat sintetici e nuvole di sognanti riverberi, come un arcobaleno nero-pece dentro a una caverna.

Cambiando decisamente atmosfera, giusta segnalazione se la merita anche Backslash, nuovo progetto in the vein of M16 per Alessandro Bocci già Starfuckers/Sinistri. Due lunghe tracce distanti dall’incompromissoria formula di M16 e più dj friendly grazie ad una impostazione classicamente detroitiana. Musica che induce alla trance grazie alla reiterazione delle frasi sonore (Cold Fusion Technology), al ricorso a stilemi techno dub e all’introduzione di ritmiche esotiche di matrice afro-tech (The End Of The Weekenders). Non esattamente la mia cup of tea, ma gli amanti avranno di che essere felici.

Concludiamo arrivando al cd e inabissandoci su dimensioni più intimiste, tiriamo in ballo il volume 4 della serie Cinque Pezzi Facili edita dalla Under My Bed. Dell’Amore E Dei Suoi Fallimenti è il titolo indicativo delle atmosfere che i Morose rilasciano sul “lato A” di questo cd-r, rievocando quelle dell’ottimo La Vedova D’Un Uomo Vivo: struggenti, malinconiche, notturne, di una bellezza conturbante e insieme disturbante. Roba che prende al cuore e lo stringe forte fino a farlo sanguinare. Non ce n’è di simili in Italia, almeno oggigiorno. E purtroppo, non si sa nemmeno troppo in giro.

Dall’altro, il quartetto parmigiano Campofame dispiega un armamentario meno diretto in Deleted Scenes, ma pur sempre evocativo. Composizioni in punta di plettro ed elettronica non invasiva, senza necessità di parole per disegnare paesaggi astratti e sinestetici, e ipotizzare geografie dell’animo. Promossi, ovviamente.

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