Gimme Some Inches #12

Tre vinili 10” made in Italy inaugurano l’anno nuovo qui a Gimme Some Inches. L’ennesimo volume della Phonometak series vede dispiegato un vero e proprio parterre de roi. Questa volta a dividersi i solchi del 10” sono formazione che sulle prime non diranno molto, ma una volta scoperto chi vi si nasconde dietro, un prurito lo provocheranno. Sul lato A troviamo Scarnella, ovvero Carla Bozulich e Nels Cline, un tempo coppia anche nella vita oltre che in musica (Geraldine Fibbers, ad esempio), che riesumano la vecchia sigla per 3 pezzi di acida neo-psych umorale e ondivaga, fluida ed emotiva che spazia dal dreaming all’haunted con nonchalance. Poi la voce della Bozulich è veramente qualcosa di unico, qualunque sia il contesto in cui si cala.

Sul lato opposto rispondono i Fluorescent Pigs, duo che sulle prime dirà anch’esso poco o nulla ma che a leggere i nomi dei protagonisti stupirà: Andrea Belfi (Rosolina Mar, per fare un nome) alla batteria e Alessandro “Asso” Stefana (dai Guano Padano a Mike Patton) alle chitarre, rappresentano una garanzia di qualità e Butanuku meeting 13 minuti di delirante cavalcata post-psych tribale. L’incedere forsennato di Belfi è il vero trascinatore del pezzo: selvaggio, a ruota libera, ancestrale quasi, mette il chitarrista nella condizione di poter librarsi in sperimentalismi di matrice ora avant-, ora psych, ora post- mostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, lo spessore di molti, sottovalutati musicisti nostrani.

L’altro 10” è ad appannaggio di un progetto che da anni si muove fiero e incompromissorio per i palchi d’Italia e di mezzo mondo. ?Alos, sigla della metà femminile di OvO Stefania Pedretti, butta fuori un breve vinile che in consueto accoppiata vinile+cd introduce il nuovo interesse del progetto: indagare il mondo dello sciamanesimo al femminile, ossia della “donna come guaritrice e custode dei segreti della natura, delle erbe, dell’aldilà, della nascita e della morte”. Yomi. L’Oscura Terra Dei Morti si compone di tre pezzi: due lunghe tracce rielaborate dal precedente RicamatriciFili Di Capelli e Taglio – che assumono screziature avant- possedute e ferine (la prima ossessivamente martoriata dall’elettronica di Claudio Rocchetti, la seconda con sfregiature di chitarre acide); mentre sul lato b fa capolino Panas. Anticipazione dell’album che verrà, la traccia prende il titolo dalla cultura ancestrale sarda che identifica come panas gli spiriti delle donne morte di parto, ed è qui presentata dopo il trattamento in remix di Kawabata Makoto di Acid Mother Temple. Lavorando di analogico, effettistica varia e sensibilità affine, il nippo-noiser ne devia ancor di più il senso creando un vortice di suono ipnotico e magico. Ottimo apripista per l’album di prossima pubblicazione.

Il terzo vinile medio di questo giro è il comeback dei pugliesi But God Created Woman dopo un paio di album e lo split 7” coi Talibam! La crescita del duo-che-pare-una-moltitudine è notevolissima. Prendete l’opener del 10” uscito per l’attiva Musica Per Organi Caldi, Mark Twain: un puro distillato battlesiano innervato da potenza noise-rock e da furia strumentale al limite dell’omicida. I quattro personaggi, più o meno ambigui, più o meno controversi, a cui BGCW affidano l’ep – oltre al citato autore di Huckleberry Finn, ci sono Dario, Roberto Calvi e Giona – si mostrano sotto forme diverse, dalla wave più corposa e arty al semi-grunge alla Dinosaur Jr., ma tutte accomunate da una inusitata carica ritmica e da un malato e inatteso senso della melodia.

Passando alle misure corte, ci spostiamo in America, versante dark-wave. In primis segnaliamo l’uscita, in realtà ultra-sotterranea e passata in sordina, del primo 12 pollici targato White Ring. Black Earth That Made Me è stato stampato poche settimane fa in sole duecento copie da Disaro ed è ovviamente già sold out, ma chi ha la fortuna di averne una copia (o più semplicemente l’ha scaricato dai numerosi link presenti in rete) si è trovato tra le mani sei pezzi che sono la prima conferma su medio tratto del nerissimo duo newyorkese. Quindi bassi minacciosi come ombre, rullanti taglienti come lame, synth grevi e le sommesse nenie di Kendra Malia. La seconda uscita vede invece il debutto dei Group Hex, nuovo trio capitanato da quel Toby Grave che fino a pochi mese fa era il front-man dei Blessure Grave, prima che si sciogliessero. E proprio dove il precedente gruppo aveva lasciato, riprende il nuovo. These Are The Nights esce in 7 pollici per l’americana Talking Helps Records e consta di due pezzi che sono, per l’appunto, l’esatta continuazione del death-rock a base di drum-machine, torbide vocals e chitarre disperanti che aveva marchiato Judged By Twelve, Carried By Six.

Spostandoci in Europa, e più precisamente in Danimarca, troviamo nuovi singoli in area brown & grey. Per festeggiare il Natale (pagano) Kim Larsen rilascia due 7 pollici, uno per ciascuno di suoi progetti. It’s Like Dying on Christmas Day, il primo, è appannaggio dello storico marchio Of The Wand And The Moon anche se le due facciate che lo compongono sembrano allontanarsi dal folk ancestrale del passato per buttarsi in ballate vorticose di stampo più tradizionale. A riportare in auge le sonorità di Sonnenheim (la cui ristampa in lussuosissimo doppio LP è appena uscita e assolutamente caldeggiata) ci pensa il secondo 45 giri del lotto, condiviso da Solanaceae (il nuovo side-project di Kim) e King Dude, il barbuto ragazzone di Seattle il cui Tonight’s Special Death abbiamo da poco recensito. Sul suo lato il danese regala Sorrow And Its Companions, tre minuti in pure stile :OTW&TM:, mentre TJ Cowgill ci consegna Werewolves, sussurrata filastrocca per il giorno del giudizio.

1 Gennaio 2011
1 Gennaio 2011
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