Gimme some inches

Gimme Some Inches #20

Questo mese partiamo dalla circonferenza più piccola ma dall’impegno più grande. Torna infatti la Aluminium Series della MacinaDischi con protagonista Squadra Omega, esoterica formazione italiana esperta in formati e release strambe e dal passato/presente in With Love, Be Invisible Now, Mojomatics, Movie Star Junkies at alii. Stretto dentro una copertina in alluminio punzonato a mano, quando si dice musica pesante!, il vinile 10” bianco de Le Nozze Chimiche nasconde quattro gemme del furibondo psych-kraut jazzato della formazione. In realtà, di kraut ce n’è poco se non come ispirazione generale, concentrati come sono gli n+1 componenti del progetto a scivolare su tappeti ossessivo-psichedelici a furia di fiati (Utriusque Cosmi II), devianze cosmic-desertiche (Avviso Agli Imprudenti), weirdismi country-folk (Murder In The Country). Bomba in tutto e per tutto.

È un vinile 12” bianco incastonato dentro una confezione minimal a tenere a battesimo la prima uscita lunga della romana Keep It Yours. Finora dedita a piccole gemme patinate in 7”, la label/collettivo romana compie il passo lungo e mette in mostra, sul versante glo-chill-shoegaze-rock, una serie di gioiellini made in Italy che ci gonfiano il petto insieme a nomi noti altrettanto validi. Tentazioni indie e svisate glo- (We Are Trees, Sunrise Sunset, Teen Daze, Let’s Fall Asleep Together), shoegaze-pop angelico (Tashaki Miyaki, Somethin Is Better Than Nothin), sixties-pop sensuale (Triptides, Venus Is Cruel), wave-oriented pop (French Films, Golden Sea) ed electro-defaillance (Casa Del Mirto). Tutto sempre con grande classe e qualche imprevista sorpresa (le iridescenze di In Love With Dusk dei Keep Shelly In Athens). Bene così.

Sulla stessa lunghezza d’onda e di giri di vinile si muove un’altra compila che inaugura un’altra label/collettivo, Discipline. Come da sottotitolo (A Contemporary Picture of the Obscure Italo Music Movement) il 12” limited spinge più sulla coincidenza tra electro-beat e darkness. Qualche nome coinvolto coincide con la KIY (His Clancyness e Death In Plains su tutti) ma è il sentore generale ad essere più movimentato. Piccoli eroi del goth-qualcosa italico (Young Wrists, i Soviet Soviet che mischiano Sonic Youth e cavernosità post-punk in Restless, la nostra cara Mushy con una (Just) Here eterea e in bassa battuta) per un manifesto etimologicamente oscuro, italo e disco-gothic in cui si fanno apprezzare le ipotesi retrò di General Decay (Pyramid) e i beat batcave di Dance For Burgess (Mia).

Due ultime segnalazioni da casa nostra. Il vinile piccolo dei Laser Geyser edito da Tannen propone due pezzi di post-punk scassone e classic-rock oriented per questo duo chitarra (Cangio)/batteria (JJ), che diventano 13 nella versione dwld offerta dalla casa. Roba più diretta e sboccata in Innerself Surgery, più dilatata e ossessiva nei 5 minuti di Silver Strawberry For A Bullet.

L’altro è un felice ritorno. Per i summerTales di Nicola Giunta e Guido Bruglio auspicavamo un lavoro in proprio, invece i due ripropongono un’altra tape condivisa, stavolta con la finlandese Olli Aarni. Due lunghe evoluzioni in crescendo tra ritualismo casalingo, stratificazioni di voci e droning montante (The Wolf Is Dead!) e atmosfere haunted-folk (1001 Ways To Break Glass) a dimostrare di nuovo lo spessore del duo. Più minimale il lato di Olli Aarni, tre tracce ambient dal taglio minimal e dagli umori alteri e crepuscolari. Limitato a 75 copie con copertina in stoffa cucita a mano.

Diamo il bentornato anche agli svedesi Skeppet che, dopo l’ottimo LP split con l’ombrosissimo Street Drinkers, tornano con singolo appena sfornato per Solförmörkelse, neonata microlabel 7-inch only di stanza a Malmöe. Come già testimoniato nei solchi del suddetto split, il duo in questione si dimostra ancora una volta particolarmente abile nel mischiare liquidità kraut (sull’asse Neu!/LA Dusseldorf), divagazioni kosmische e tribalità ascensionali. Due pezzi (strumentali) per una decina di minuti tanto sviaggioni quanto dannatamente catchy. Complimenti, ora però attendiamo la conferma su lunga distanza.

Altro graditissimo ritorno è il nuovo singolo dei Grave Babies, band goth-punk a stelle&strisce già fattasi notare per l’album Deathface e l’ottimo 7-pollici Gouge Your Eyes Out (entrambi per la danese Skrot Up). E questa volta i ragazzi di Seattle danno il meglio, con Pleasures che fa danzare il cadavere putrescente dei Jesus&MaryChain e Deathwish che farebbe impallidire  45 Grave e compagnia corvina. Anche per loro nuovo album all’orizzonte! Di chi invece non sentivamo eccessivamente la mancanza sono i newyorkesi Silk Flowers, partiti bene un paio d’anni fa ma qui impantanati in una synth-wave didascalica e ormai stra-risentita. Quattro pezzi per questo Days Of Arrest, in cui la voce nasale e (malamente) impostata risulta essere il principale ostacolo e deterrente all’ascolto.

Ringraziamo dunque Steven Warwick che con il suo nuovo solo-project Heatsick riesce rapidamente a farci tornare il buon umore. Già nei minimalisti Birds of Delay, il ragazzo berlinese si è da poco lanciato nell’esplorazione di sound dai dubbi gusti sessuali e l’uscita di questo Dream Tennis  per CockTail d'Amore (sì avete letto bene) non fa che gettare benzina su fuoco, mentre sul piatto gira la casio-disco più gaia che potreste immaginarvi. Tre brani/variazioni sul tema con cassa dritta che più ignorante non si può, pianole stile terza media e umori finto-caraibici, come una versione domestica e molto giocosa di una deep house vecchia scuola. Prossima tappa l’LP Intersex per Pan. Chiudiamo in bellezza con la (doverosa) stampa su 12-pollici di Eldorado, con cui salutiamo il ritorno trionfale di Rex Marshall in arte Mattress. Il crooner deviato di Portland, dopo due album (era fine 2009 quando recensivamo Low Blows), riesce finalmente a buttare su vinile alcuni dei suoi primissimi brani tra cui, per l’appunto, la title-track, vero manifesto del nostro. Synth-driven blues talmente minimale e stonato da essere uno dei favoriti di Alex “Dirty Beaches“ Zhang Hungtai che, non di meno, dal vivo coverizza proprio la suddetta Eldorado e chi c’era a Marina di Ravenna lo sa. Sarà dunque il caso di non farsi sfuggire questa uscita, che ne dite?