Gimme Some Inches #21
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Andrea Napoli
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Stefano Pifferi
- 1 Novembre 2011
Questo mese su Gimmes si va di tapes, redivive testimoni di un passato che non vuole morire. La Ultramarine di Silvia Kastel fa il “piccolo” passo e dopo una serie di ottimi vinili, pubblica i suoi primi nastri. Ad inaugurare è proprio la titolare che in Love Tape va di solo per synth e voce creando spettrali ambientazioni e evanescenze (Umine), ossessioni percussive (So White) in progressivo sfasamento/sfaldamento, post-punk tribaloide e alieno (Mrs A. d.) prima di smaterializzarsi su dimensioni vocali from outer space che fanno della Kastel non solo una lungimirante label-owner, ma anche musicista di primo piano in bilico tra impro, noise e gelide atmosfere haunted.
L’altra tape è appannaggio di Marcello Magliocchi, percussionista e sound-artist già protagonista del catalogo Ultramarine con un lavoro a 4 mani con Ninni Morgia. Music For Sounding Sculptures In Twenty-Three Movements è esattamente ciò che il titolo prefigura: 23 bozzetti registrati in una torre presso Villa Castello Smilea a Montale (PT) in cui il musicista barese “suona” le sculture sonore create da Andrea Dami. Agglomerati materici/metallici (acciaio, ferro, alluminio più corde, sassi, ecc.) dalle forme sinuose e dalle modulazioni eterogenee che sotto le sapienti mani di Magliocchi assumono le forme del gamelan, del flusso impro-rumorista, della poliritmia afro-industriale, dell’ambient e droning. Mostrando come una sensibilità comune possa trovare forme espressive diverse, ma convergenti.
Sulla falsariga di altri noisers nostrani, vedi alla voce Orfanado, anche Stefano Isaia, cantante e frontman dei Movie Star Junkies si butta sulla psych-world dagli umori mediorientali con La Piramide Di Sangue, esordio in cassetta sotto l’esoterico moniker di Gianni Giublena Rosacroce. Nel nastro edito dalla neonata Yerevan Tapes è possibile ascoltare cabalismo fatto musica e umori “altri” a go-go, tra clarinetti non invadenti, percussioni a far da tappeto, arabeschi di suoni acustici che si disperdono come fumi di narghilè tra casbah-sound e effluvi nord-africani. Interessante world music dall’appeal apocalittico.
Candelora è, invece, il primo full-length per Spettro Family a.k.a. Stefano Iannone, dopo il 7” Strigoi. Quello del nastro è un immaginario cinematografico evidente sin dai titoli delle tracce. Operazione Condor, 1978 La Fuga, Post Partum e Ottobre Nero si muovono agilmente tra horror-sound, sci-fi e soundtrack per b-movies alienati mediante electro pagana, apocalyptic prog, aperture chiesastiche e synth-music mutante e vintage che richiama evidentemente i Goblin o certa soundtrack-music italiana anni ’60 (Fabio Frizzi, in primis) ma lascia trasparire certe sonorità alla Vangelis virato Blade Runner o qualche estemporanea escursione in un pagan-folk di esclusiva matrice elettronica. Più che una traccia o un’altra è il senso del tutto a colpire per capacità evocative e per le atmosfere lugubri e spettrali ma credibili. Come a dire, molto più vicino a certe cose targate Not Not Fun (Umberto e Xander Harris, su tutti) che alla roba witchy tutte triangoli e poseurismi.
Da segnalare anche due debutti per altrettanti gruppi dediti ancora una volta si suoni più oscuri e claustrofobici che gli anni Ottanta (e l’odierna rivisitazione) ci hanno regalato. Natural Assembly, il progetto solista di Jesse Cannon, è affine ai Cold Cave degli esordi (quelli dell’ottimo Cremations, ben prima che diventassero la brutta copia degli Editors), così come ai minori Lust For Youth e Contrepoison. Per chi fosse digiuno, parliamo di una wave minimale scandita da batterie (elettroniche, manco a dirlo) grezze e potenti, dove la voce distorta e filtrata si poggia su giri synth-pop di presa immediata. Ancora grezza la produzione, ma il bello è anche quello. Assai più dediti al culto delle chitarre (pesanti) gli americani Night Sins che rilasciano la prima tape per la loro stessa Dead Living. Tre pezzi per un quarto d’ora che più nero non si può: Christian Death, Killing Joke, Sisters Of Mercy e – perché no – Every New Dead Ghost et similia.
Rimanendo in ambiti color pece va detto che nemmeno il Bel Paese si fa mancare niente. Per una volta infatti è un gruppo nostrano, più precisamente bolognese, a sbaragliare la concorrenza appena citata. Stiamo parlando degli Horror Vacui, nuovo quintetto nato da membri di band del giro hardcore/crust come Sumo, Kontatto e Campus Sterminii. Per loro un demo registrato in casa e distribuito in cd-r in cui si fanno subito notare per la qualità della proposta. Tetro goth-punk con un occhio per i riff melodici e un sing-along difficilmente resistibile. Inutile citare riferimenti: questi pezzi hanno i piedi (a cui stanno insindacabilmente dei boots alti e neri) solidamente piantati negli anni Ottanta del terrore per la World War III e per l’olocausto nucleare e sono una perfetta colonna sonora anche oggi che i timori e la angosce continuano a non mancare. Chapeau. Tornando invece negli States, da uno dei due gestori della californiana Kill Shaman nasce German Army, progetto solista con cui Julian si cimenta in un collage di suoni e citazioni di matrice schiettamente pre/post-industriale. Immaginate una serie di cartoline sonore in cui si affiancano a mo’ di collage la ritmicità magnetica dei Suicide, le bizzarrie compositive dei Residents, un pizzico di tribalismo fatto in casa sull’asse Not Not Fun e l’intimismo isolazionista dei Death In June più industrial. Incollate tutto e avrete Papua Mass: gli spunti ci sono tutti anche se forse la miscela finale è ancora da affinare, ma è solo la prima tape del nostro quindi non abbiamo fretta di dare giudizi netti.
