Gimme Some Inches #27

Questo mese a Gimmes ci occupiamo solo di progetti e release made in Italy, tanto per guardare in casa nostra senza timori reverenziali di sorta.

Cominciamo dai vinili, quelli piccoli che tanto ci piacciono. È la Wallace a dare alle stampe due graditissimi ritorni. Il primo è targato Shipwreck Bag Show col duo che ribadisce quanto di buono fatto finora con 4 pezzi di assalto sghembo, storto, lucido e lurido alle fondamenta del rock. Drumming secco e afasico, chitarra noise-starfuckersiana, autismo lirico contraddistinguono l’assalto all’arma bianca di Apocrifo, l’elettro-claudicante Duende, il noise di Maiale e il r’n’r stuprato di Alunno, confermando il duo come quanto di meglio sulla scena off-rock nostrana.

Il secondo è The Final Solution dei Germanotta Youth ed è incastonato in una copertina tra le più belle viste ultimamente e opera di Ice One. La musica? Al solito un cyber concentrato di grind digitale, vorticosi ritmi techno, parossistiche vertigini noise-rock e immaginario b-movie malatissimo che in titoli come Goodnight, Mankind e Theriantropon denota il suo ascendente post-apocalittico. Una (con)fusione macchine/carne che fa pensare a come suonerebbe una band capitanata da Tetsuo.

Lo split tra Luminance Ratio e Steve Roden non porta solo la firma della Fratto9 ma battezza anche la Kinky Gabber di Luca Sigurtà e inaugura la Seven Inches series che vedrà confrontarsi la formazione italiana con una serie di acts stranieri. In questo caso ci si muove tra assenze ed evanescenza e all’intersezione tra elettroacustica e ambient: Reoccuring Dreams del neo-quartetto italiano è uno sfilacciamento di frasi reiterate molli e stordenti come sogni ricorrenti; sul lato opposto l’americano costruisce una pastorale Marvelous Is Flairs servita fredda a base di loop vocali, arch drones e field recordings, molto evocativa e disturbante.

Anche il 7” degli americani Survive inaugura una serie, quella Elettronica della To Lose La Track, giocando di fino su territori synthetici inclini alle malinconie post-coldwave (W115) e a svisate su panorami carpenteriani (Part Tiger). Se il buongiorno si vede dal mattino, ci sarà da seguirli.

Torna a far capolino anche una vecchia conoscenza del giro garage-punk nostrano. Con un passato prossimo come frontman degli Hormonas e oggi nei Buzz Aldrin, Samuele Gottardello rilascia il suo primo lavoro in solo a nome Second H. Sam. Un EP di quattro brani pubblicato dalla poliedrica Shit Music For Shit People nell’ormai consueto packaging a base di carta da pacchi serigrafata con artwork di Mattia Lullini. Queste le note tecniche, quelle musicali tratteggiano un blues desertico che non nega divagazioni lisergiche e slide-guitar in stile country drogato su percussioni-giocattolo e voci che aleggiano tra i cactus e l’asfalto. Un impasto che mescola Johnny Cash, i Gun Club e Syd Barrett nonché un bel modo per testimoniare come sia ancora possibile agire in maniera personale su una materiale potenzialmente monolitica come il garage-blues.

Passando a più ampie misure, d’obbligo salutare un nuovo lavoro targato Uochi Toki. Il 12” Distopi è un single-sided picture in cui si è costruita una musica concepita appositamente per essere ascoltata su supporto vinilico e sfruttando “una idea di tempo che è solo una delle possibili”. In soldoni una marea montante di grigio industriale che tra increspature e sfrigolii, ossessività percussiva e “stasi dallo spazio profondo” è un inno alle disfunzioni spazio-temporali e alla dimensione, etimologicamente parlando, aliena del duo.

La Sincope rilascia uno split 12” impreziosito dall’artwork di Baronciani. Protagonisti due storici nomi italiani al crinale tra hc e bruciante lirismo intimista, Sumo e Affranti. Siamo sull’emocore più sincero e struggente, tutto melodie strozzate (L’altro e Nuova Pagina dei Sumo; Sfumature e Attraverso degli Affranti), ugole in fiamme e chitarre strapazzate, in cui ad emergere è come l’integrità e la fierezza diy possano tranquillamente convivere con una forma irata ed emotivamente accesa di poesia. Album consigliato per far tornare i 90s, oggi.

Altro split 12” che però si muove su territori diversi è quello tra Canide e The Great Saunites. Pubblicato dalla Il Verso del Cinghiale e incastonato in una grafica accuratissima, il 12” vede da un lato il rock inficiato di pesantezze stoner e malessere noise-rock del quartetto Canide, con lo stop’n’go di I Get The War e l’ossessività newyorchese di Murder Corporate a farsi preferire. I due Great Saunites riprendono invece il discorso da Delay Jesus ’68: basso batteria tra prog e psychedelia post-Om, inclini alla dilatazione e alla trascendenza senza perdere in compostezza rock. Artwork a dir poco splendido.

Del 12” Freak Of Nature dei Quasiviri avete già letto e ascoltato nella nostra news, ma il contatto con questo pezzo di vinile rilasciato da Wallace, To Lose La Track et alii e le sue curate grafiche suggerisce di farci un pensierino, soprattutto se vi garba il portato più noise-rock del personale hard-rock-jazz-core che i tre mostrano nelle reiterazioni proggy di No More Problems, nella storta cavalcata di A Cry In The Night o nello space-rock di Bad Games. Massicci e coesi, ma anche schizzati e fuori di testa come sapevano essere Six Fingers Satellite e Brainiac.

Infine, i Common Deflection Problems pubblicano via Lemming, Brigadisco and many more We All Play Synth, 12” single-sided e serigrafato in cui espongono la loro personale via al math-rock. È tutto un curvare a gomito, spezzare i ritmi (Steve), rendere claudicante il rock fino a frantumarlo (Urania), mischiarlo con schizoidi rimasugli che si direbbero jazz. Insomma, l’ennesima sorpresa da far girare su un piatto.

2 Maggio 2012
2 Maggio 2012
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