Gimme some inches

Gimme Some Inches #29

Due tapes in particolare edizione imbustata, inaugurano le trasmissioni della svizzera Old Bicycle. Dopo lo split tra All Scars Orchestra e Icydawn, tape verde e tonalità industrial, è la volta di Mesta e Mattia Coletti. Di qua e di là dall’Adriatico per due lati di tormentato e intimista guitar-solo. Di là l’innominato serbo sotto il moniker Mesta, di qua Coletti, a sfrucugliare sulle proprie chitarre e nella propria sensibilità per dimostrare affinità e divergenze: più minimalista e sofferente il serbo, più bluesy-folk il nostro. Piccolo gioiello homemade.

Sempre in ambito tape, segnaliamo la cassetta di èlg (al secolo Laurent Gerard) progetto francese del giro weird – uscite su Kraak e Ruralfaune e in arrivo per la nostra Hundebiss, in ogni formato strano vi venga in mente – che si diletta con una musica smostrata e completamente fuori fase. A produrre il nastro di In Coro è la romana No=Fi e le “canzoncine” fatte di cut-up estremo, stratificazioni surreali, drones trovati, elettronica d’accatto e oniriche devianze mettono in chiaro come la provenienza della psichedelia sfattona sia un mash-up di immaginari al confine tra industrial, elettronica cheap, sarcasmo e attitudine popseduta.

Una segnalazione se la merita anche lo split digitale tra The Great Saunites e Lucifer Big Band, bands apparentate dato che condividono il batterista Angelo Bignamini e pure certe coordinate sonore. Che nei TGS si materializzano sotto forme di hard psych senza metal, alla maniera dei Loop/Hair & Skin Trading Co. (Black City), mentre in Lucifer Big Band come una versione al nero, tra gorgoglii di synth malefici, bordate black-noise e monocromatismo plumbeo.

Tornando ai vinili grossi, in ambito “famolo strano”, sono da segnalare due robette niente male legate per un verso o per l’altro ai Nastro. La formazione romana, apprezzata all’altezza dell’omonimo esordio, è ormai ridotta ora a duo e propone un bizzarro vinile 12” dal titolo 300mq, in cui una unica traccia da 32 minuti narra le vicissitudini dello spazio un tempo sala prove e ora ridotto a macerie. Lo smottamento strutturale dello studio ha la sua controparte sonora nel cut-up onnivoro e rimiscelato di moltissimi input sonori tra white noise, electro-rock sfattone, tribalismi afro-industriali, stratificazioni vocali, hypnagogic-pop di risulta e synthfonie stratte e allucinate. Un tour de force eterodosso ed eterogeneo che vale la pena provare.

Un fuoriuscito dai Nastro è Flavio Scutti che con Andrea Noce si è fatto conoscere come Le Rose. Il duo ripropone il suo abstract-pop che cortocircuita italo ipnotica, rimasugli techno detroitiani e effluvi ambient piuttosto weird nel 12” Isole 51 42 S 057 51 WEP. Un lavoro concettualmente legato alla celebrazione di Soledad, isola deserta del controverso arcipelago della Falklands/Malvins e che si dispiega al solito tra ritmi dancey e pop tunes ora malinconici (Eldorado), ora iridescenti (Reinassance Island). L’afflato sfattone, dilatato e sfocato con cui i due ricoprono le 5 tracce rende il tutto roba drogatissima, fuori fase e che potrebbe girare molto bene su 100% Silk o NNF.

Dopo l’insolazione estiva, caliamoci in atmosfere più algide e tetre: suoni scuri che speriamo possano portare un po’ di refrigerio alle vostre orecchie e alle vostre tempie. Dalla Copenhagen del giro Iceage/Posh Isolation arriva una manciata di 7 pollici per altrettanti gruppi appartenenti all’inner circle locale. Primi sono i Redflesh che debuttano per la californiana Video Disease con quattro brani che più ruvidi e violenti non si può: immaginate il peggior crust (GISM) mischiato col black più putrido (Von, Ildjarn) in rigorosa bassa fedeltà e avrete il metal/punk più aggressivo e ignorante dell’estate.

Altra banda di giovani teppisti danesi sono i Pagan Youth (un nome, un manifesto) capitanati dal quell’Elias già al timone di Icegae (appunto) e War (ora ribattezzatisi Vår per motivi di primogenitura) che rilasciano l’EP Ærefrygt per la locale Dead Section. Otto brani di punk rauco e sgangherato, tutti corti e trascinati dalla batteria del nostro giovane esagitato. Ultima chicca dal fresco Nord, il 7” Walk On Heads dei Lower, ovviamente danesi e ovviamente dediti ad un hardcore che non disdegna la melodia e la lezione di band come Husker Du e Heroin. Fate conto che su quattro delle canzoni qui incise sul vinile tre sono delle discrete hit e avrete il motivo che cercate per non farvelo sfuggire (se Escape non vi fa saltar sul divano fatevi vedere da un medico).

Ulteriore contributo ad alleviare la calura arriva dai due gruppi più interessanti del nuovo mischione death-rock/anarcho-punk ovvero Lost Tribe e Anåsazi. I primi, di Richmond, dopo l’eccellente album per la Blind Prophet di Sean Ragon (dei Cult Of Youth), tornano con una tape omonima e autoprodotta in cui approfondiscono la vena più goth del sound, rallentando i ritmi, diminuendo le distorsioni e lanciandosi in cinque nuovi brani più tetri che mani. Discorso speculare per gli indiani di Nuke York che col singolo Attic Noise su Toxic State  – una label che fareste bene a tenere d’occhio – rilasciano invece tre pezzi più vicini al punk che non al dark ma comunque scuri come la pece: sentite l’opener Bone Collector e poi ditemi che non è vero.

Un’ulteriore band americana che torna  a farsi viva sono i Night Sins di Philadelphia di cui vi abbiamo parlato in occasione della primissima cassettina. Ora, mentre l’EP previsto viene rimandato di mese in mese, i nostri hanno registrato il full-length da cui hanno estratto e messo su tape cinque (?) brani. Meno death-rock e più dark-wave queste nuove song, con la batteria elettronica che prende il posto di quella vera e le chitarre che si fanno più leggere per lasciare spazio alla voce e ai synth. Se vi piace l’onda fredda sappiate che il disco esce a Settembre. Chiudiamo in bellezza con il ritorno di Domick Fernow sotto l’egida Vatican Shadow che, messosi in proprio con la nuova label Bed Of Nails Compund, rilascia September Cell, un 12 pollici con quattro inediti esempi di industrial (a suo dire) militante e poliritmica. Ancora tematiche politico-mediorientali e progressioni di beat meccanici ed eterei al contempo. D’altra parte l’uomo in questione sa il fatto suo.

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