Gimme Some Inches #51

Ricominciamo la stagione col consueto giro tra i formati minori, pur consapevoli che quest’anno di “stacco” ce ne è stato veramente poco, al punto che anche i tormentoni estivi hanno, per nostra fortuna, latitato lasciando il posto a dischi che di estivo hanno ben poco. Ci riferiamo, entrando subito nel merito di questo numero autunnale, all’infornata di cassette pubblicata dalla ormai consolidata Old Bicycle. Di Futeisha – uscito in collaborazione con Brigadisco – dicemmo a suo tempo grazie allo streaming in esclusiva, ma trastullarsi con la splendida tape di Dannato e non scriverne due righe sarebbe un peccato. Dunque, psych deviata, esotica ed esoterica, dicevamo in sede di presentazione, perfetta per questa fine di una estate mai vissuta; mezzora di malinconie varie miste a follia gratuita e gusto per l’alterità che non guasta mai. Ce ne fossero di dischi dannati come quello messo su dal sedicente Juan Francisco Scassa aka Dedalo 666 & friends.

Sempre made in OBR lo split-tape, questo sì, decisamente autunnale, tra Simon Balestrazzi e Uncodified (aka Corrado Altieri) che celebra il n.10 della Tape Crash series in collaborazione con Under My Bed. Due lunghissime tracce, una per lato: l’ex T.A.C. va di omaggio al Minotauro di Durrenmatt, tanto che ci si perde nel labirinto minaccioso orchestrato con sapienza da Balestrazzi: un labirinto fatto inizialmente di droni montanti e tesissimi, di una parte centrale più isolazionista ma non meno sinistra ed un chiosa lancinante. Non da meno il sodale, che sembra offrire un corrispettivo “pieno” e in overdrive del senso di latente spaesamento di cui sopra. Caterve di suoni noise in accumulo, accenni harsh corrosivi, flutti di rumore bianco materico e tangibile. Proprio come la paura evocata da Balestrazzi e mostrata da Altieri.

Ammorbidendo i toni ma non la cupezza, segnaliamo l’ultimo nastro made in Switzeland con lo split tra i due menestrelli malinconici Bob Corn e My Dear Killer. Il nastro – al solito bellissimo l’artwork messo su dalla OBR in combutta con Under My Bed – è stato catturato live da Yed Viganò & friends a Varano Borghi, in occasione di un “Sottovoce”, i “concerti fatti in casa” che tanto ci piacciono. E la dimensione intima è quella più congeniale alla coppia, dato che lo scorrere delle dita sui tasti, il rimbombare delle voce nella cassa armonica, il fuoriuscire del sentimento più puro di fronte ad ascoltatori silenziosi e attenti, è quanto di meglio si possa chiedere ad un live. Canzoni In Silenzio rende al meglio quella atmosfera, casalinga ma non dilettantesca, sia chiaro, in cui lo struggente cantato e la sofferenza delle corde di MDK ben si coniugano con le corde più eterogenee ma non meno malinconiche di Bob Corn, al solito più menestrello, capace di catturare l’audience e più vario nella proposta (cover da Belle & Sebastien e Hüsker Dü, per dire), ma sempre con quella nota di tristezza a incrinare voce e note.

bob

Ammorbidendo un po’ i toni, ma non la weirdness, passiamo alla romana Geograph che rilascia il nastro The Wheel Of Need, opera prima di Gene a.k.a. il kazako Jevgenij Turovskiy. “Avant-pop” trasversale, irregolare e abbastanza strambo tra chitarrine sixties trasfigurate e ambientazioni fumose e notturne, cantilene ubriache irresistibili e rumorii sotterranei, biascicare impastato da crooner fuori tempo massimo e ipnotiche evoluzioni di blues ferale: tutto nella miglior tradizione off, sia dell’etichetta, che di molti irregolari del pentagramma, da Barrett e “Cuordibue” in poi.

Ultimo nastro di questa sessione estivo/autunnale è il migliore del lotto autunnale made in Sincope (tra cui spiccano gli ottimi SUTT, il duo Jabber Garland e Pale Sister). Scegliamo i partenopei Grizzly Imploded con Threatening Fragments From Four Boulders per il loro essere marginalmente “rock”: come al solito urticanti e sfrangiati col loro impro-noise a doppia chitarra+ batteria, Maurizio Argenziano, Francesco Gregoretti e Sergio Albano viaggiano spericolati in quattro tracce per i venti minuti del nastro, tra chitarre corrosive che si scontrano ed incontrano, rincorrendosi e abbandonandosi, vuoti ipnotici ed esplosioni (a)ritmiche a movimentare un suono che è tutto nervo e spasmo. Ascolto impegnativo, ma ad averne di impegni del genere.

GRIZZLY

Poco sopra mentivamo quando parlavamo di dischi autunnali. Il sette pollici – e qui siamo transitati nella sezione “vinili piccoli” – d’esordio delle Shantih Shantih, americane dal cuore italico – Anna Barattin dei dispersi Vermillion Sands è il deus ex machina di questo quartetto all-female made in Atlanta – è la release n.20 per Shit Music For Shit People ed è un concentrato di solare fuzz sixties di quello che riempie il cuore. Più polverosa e lievemente malinconica la title track Ruby, con evidenti richiami all’hangover della Summer of Love, più accesa Something Else To Drink sul lato opposto. Il nome prende spunto dalla pace interiore dei buddisti e la musica viene di conseguenza. Aspettiamo il full-length.

Per la serie “toh chi si rivede” tornano gli UltraviXen anni dopo Avorio Erotic Movie, con un 7” che anticipa il nuovo lavoro Il Riskio. Novità in formazione, l’ingresso del quarto Dario Blatta a synth e chitarra, e nella scelta della lingua italica al posto dell’inglese: in soldoni, sempre grossissima energia avant-punk sferragliante e devastante, grossi incroci noise’n’roll nelle chitarre, sezione ritmica al solito al fulmicotone. Acrobatici Equilibri è una botta in faccia a base di noise targato AmRep che caca in testa a vari frontmen italiani troppo boriosi con un cantato che è insieme melodico e aggressivo; Le Cose Più Belle rallenta il tiro e sembra rinverdire i fasti dell’indie-rock dei 90s, quello più sanguigno e accattivante. Buon viatico, in tutta sincerità.

ultravixen-acrobatici-equilibri-le-cose-piu-belle

La veronese Depression House pubblica invece il 7” dei Blind Shake da Minneapolis. Nomen omen e provenienza geografica a far da garanzia per una shakerata clamorosa a base di noise-punk aggressivo e senza compromessi. Brickhouse Burro e Get Youth vivono di staffilate di chitarre hc, ruinismo e attitudine punk e velocità d’esecuzione che ci ricordano come nel catalogo AmRep circolassero nuove forme di punk. Tutto si risolve in 5 minuti scarsi, come a dire live fast, die young.

4 settembre 2014
4 settembre 2014
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