Gimme some inches

Gimme Some Inches #53

Da laggiù arriva sempre roba interessante. E quel “laggiù” non contiene nessuna sorpresa o ipotetica subordinazione rispetto al “lassù”, ma soltanto una mera indicazione geografica e una grossa verità. Basta guardarsi un paio delle uscite che segnaliamo questo mese per rendersene conto. Cominciamo con Bzzzz, l’aka con cui si presenta Alberto Tanese e la Musica per Organi Caldi, col primo già parte di CAPase, duo non a caso pubblicato su nastro nel Live Split con Above The Tree proprio dalla seconda: label piccola, casalinga, ma dal catalogo tanto eclettico quanto ammirevole nel suo circumnavigare tutte le lande out delle musiche d’oggi. Il caso di Bzzzz è esemplare: un disco nato dall’“intento sonico di portare l’ascoltatore dalla fase di veglia a quella r.e.m.”, quanto da una “naturale attitudine a far addormentare le persone” del suo autore. Oneiros non è affatto soporifero ma è perfettamente “soporifero” nella semplicità, totalmente efficace, con cui tratta l’obbiettivo della sua indagine, in particolare in pezzi come DreamingOfFly (stratificazioni alla Pan American) o DreamingDances (oblungazioni folky alla Six Organs).

L’altro “laggiù” del mese è un po’ più a ovest, in quella Napoli che sempre ci sorprende in ambiti “altri”. La bontà dell’ultimo, al solito ottimo, A Spirale in coppia coi russi Astma (su cui torneremo a breve) viene confermata da Nero Diaspora, nuovo progetto che vede coinvolto Fabrizio Elvetico di Illàchime Quartet accompagnato da Rossella Cangini – voce e loops, con cui già aveva condiviso l’album Trail Of Monologue – e dalla chitarra preparata di Gandolfo Pagano. Nero Diaspora, parole del trio, “intende la sperimentazione come un percorso attraverso le memorie sonore”, da cui è logico arrivare a questo Mirrors/Miroirs/Specchi, ottimo lavoro di improvvisazione e riflessione sul ruolo dell’improvvisazione. Un’improvvisazione che assume forme mutevole e cangianti, in particolare quando a prendere il sopravvento è la voce galasiana della Cangini (Miroir #2 è pura tensione vocal-percussiva) o le atmosfere plumbee (Specchio #5 Su E. Sanguineti). In uscita free per la netlabel Brusio, ma se ne auspica una versione fisica, visto il livello eccelso.

Altra segnalazione dovuta del mese è il nastro Aktion No 1, coproduzione tra label sorelle (Angst, Scorze e Suicide Autoproduzioni) e musicisti affini come Negativeself, IRS, A Happy Death, Autocancrena e Cassandra, ritrovatisi in quel coacervo di brutture sonore che fu il primo Roma La Drona, festival made in Dal Verme in cui droni e rumore nero pece si sono alternati per un paio di serate sulle assi del locale di Roma est. Questo Aktion No 1, da leggersi anche come dichiarazione d’intenti oblomoviana, racchiude la performance dei suddetti come collettivo Oidocrop666. Nero pece le musiche e nero pece il nastro, copertina inclusa, quasi a mettere in guardia l’ascoltatore: da qui non si esce vivi a furia di ondate harsh-noise e brutture free, clangori post-industriali e droni come se piovesse, che ci lasciano col giusto disagio e con la voglia di Roma La Drona parte seconda.

Proseguiamo con due uscite su 10 pollici, formato tanto discograficamente insolito quanto esteticamente fascinoso. La prima vede il ritorno di una nuova promessa svedese che tante soddisfazioni ci sta dando ultimamente. Parliamo di Varg (nome d’arte verosimilmente mutuato dal ben più celebre Vikernes), giovane producer dal background indiscutibilmente black metal e dal forte gusto per le pagine più tetre della storia della propria terra. Comparso sulla scena da poco più di un anno ma con all’attivo già diverse uscite per la Northern Electronics di Abdulla Rashim e Semantica di Enrique Mena (aka Svreca), il capellone di Stoccolma è anche tenutario della tape-label Blodörn e metà del duo Ulwhednar. Quasi in contemporanea con il nuovo album, di questi ultimi esce anche The Masters Prayer In Six Article, EP di sei pezzi per la locale Sorgenfri Inspelningar. Il sound di Varg (che qui appare volutamente come Grav) è un misto brutale di dark ambient e techno nordica, tutto registrato in presa diretta su nastro rigorosamente in monofonia. Un ottimo esempio è Mandrake, The Headless Rider Of The North, il cui video ovviamente in bianco&nero è visualizzabile qui. La copertina con le runiche incisioni rupestri sigilla il tutto in maniera impeccabile.

grav

Il secondo 10” del lotto vede la collaborazione di tre figure che più controverse non si può. Cosa nasce, infatti, quando un teologo esperto di satanismo (Josef Dvorak), un artista/performer di spettacoli S/M (Fuckhead) e un losco figuro come Albin Julius (Der Blutharsch) si mettono a lavorare insieme? Sous l’Arbre de Science è la risposta. Edite dalla WKN dello stesso Julius, le quattro tracce di questo EP suonano un po’ come i riti satanici di Dvorak messi in musica dai due austriaci. Tappetoni ambient su cui scandire formule magiche, beat motorik tipicamente kraut e synth che svisano mentre l’Azionista Viennese rende omaggio al suo Lucifero. Il tutto ha un mood tanto immediato quanto efficace, come un misticismo prêt-à-porter un po’ ruffiano ma decisamente intrigante.

Chiudiamo il cerchio con una cassettina spuntata dal nulla e che tuttavia ha già fatto breccia nel cuore di chi scrive. Edita l’anno scorso dalla statunitense Fallow Field e riproposta per il mercato (?) europeo da Burka For Everybody e III Arms, l’omonimo debutto su nastro di Masks Of Canaan consta di cinque pezzi senza titolo, in perfetto equilibrio tra il neofolk più solenne (senza l’ombra, però, di quella posticcia pomposità che talvolta mina le produzioni del genere), la darkwave della vecchia scuola inglese e le atmosfere nordiche del black metal d’annata. Immaginate dei giri – appunto – black metal suonati solo col basso, qualche chitarra acustica e una voce greve e funerea che poggia su un basamento di fruscii ambientali, e avrete un’idea di quanto sottilmente inquietante e avvolgente possa essere questa tape. Non ci riuscite? Potete farvi un’idea voi stessi: c’è il free download su Cvlt Nation.

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