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McGregor vs Mayweather: la far$a del secolo

Due erano le scuole di pensiero alla vigilia dell’incontro, e due sono rimaste dopo che il match è terminato: incontro farsa vs buono spettacolo. Diciamolo subito, McGregor contro Mayweather è stata una pagliacciata miliardaria, una buffonata mediatica ben retribuita che con lo sport ha avuto poco o nulla a che fare; e chi dice che l’irlandese si sia comportato bene e si stupisce della sua longevità sul quadrato durata ben 10 round prima dell’inevitabile KO tecnico, semplicemente non ha mai visto un incontro di boxe in vita sua.

Sull’inutilità sportiva dell’evento è presto detto: nessun titolo in palio, nessun senso nel far scontrare uno dei più grandi pugili degli ultimi vent’anni con un neofita del ring. Arrogante e cattivello, e certo un signore nella SUA disciplina, ma sempre e comunque uno che la boxe ha appena iniziato a praticarla. La beffa maggiore è però il fatto che Mayweather abbia superato il record di 49 vittoria di un’altra leggenda come Marciano arrivando a quota 50 con questa messinscena farlocca.

Le ragioni dietro all’incontro sono cinicamente facili da intuire, e prendono le mosse proprio dal soprannome di Floyd: “Money”. McGregor che grazie all’evento ha quadruplicato il suo patrimonio, e lo stesso Mayweather che ha guadagnato in una serata l’equivalente di quanto un atleta NBA guadagna in una carriera. C’è poi l’incontro tra due mondi: una boxe agonizzante e in disperata ricerca di una rinnovata spettacolarizzazione, con un last action hero (Mayweather appunto) che spettacolare in carriera non lo è proprio mai stato, e la rising star della UFC con un pubblico giovane e voglioso di legittimazione.

Sui valori tecnici in campo non c’è molto da dire: non chiamatela boxe. L’unico motivo per cui la recita è durata addirittura 10 round è che se Mayweather avesse combattuto al meglio delle proprie possibilità, il povero irlandese sarebbe stato portato via in barella dopo 3 giri di campana (cosa probabilmente che sarebbe capitata puntuale, a parti invertite, se l’incontro fosse stato sull’ottagono di Conor). In tutta la prima parte dell’incontro Floyd si limita a guardare, incassando un paio di innocui job destri – il temibile mancino di McGregor è stato neutralizzato senza sforzo dalla guardia ineccepibile dell’americano – e stando solo sulla difensiva. Un allungamento di brodo che sarà puerilmente spiegato a fine match come strategia: ma vogliamo davvero credere che una leggenda del pugilato debba aspettare che il suo avversario dilettante si stanchi per riuscire a colpire?

McGregor ha messo in mostra un discreto footwork e tanta buona volontà, ma l’apertissima guardia era un vero disastro e i pochi colpi di Mayweather andati a segno erano fiacchi e pigri come quelli di chi si sta solo riscaldando col sacco. Scomposto e frenetico nell’attaccare come un iroso avventore di una rissa in una birreria di Dublino, l’irlandese non ha mai neppure impensierito seriamente l’avversario. Quando il pubblico ha avuto il suo spettacolino e il copione è stato rispettato – Conor si è stanco perché non è abituato a match così lunghi – Floyd ha deciso che si poteva terminare la recita. Ed è chiaro che l’arbitro Byrd sia intervenuto con anticipo sospetto, altrimenti McGregor rischiava di farsi seriamente male.

Ci si può anche divertire, ci mancherebbe. Ma la vera boxe sta da un’altra parte. Di questa serata rimangono più che altro le paillettes e i lustrini, la sfilata di celebrities a bordo ring e il tifo da stadio dei tanti e chiassosi irlandesi accorsi, la chiacchiera da bar e la polemica da social. E soprattutto i soldi, tanti e tanti soldi. Se vi piace, accomodatevi. Venghino signori, venghino.