La sera della prima sp.

The Evil Dead Trilogy

Un gruppo di amici decide di fare una scampagnata, passando il week-end in una baita di montagna affittata per l’occasione. Una volta arrivati nella rustica maison, trovano in cantina uno strano libro, scritto in sumero, e un registratore con qualcosa inciso. Fanno partire il nastro e le parole emesse scatenano le forze maligne in attesa di essere risvegliate.

Ecco. Il plot di uno dei più grandi film horror di tutti i tempi è tutto qui. Una manciata di luoghi comuni e qualche citazione accademica per salire sulle montagne russe dello splatter. Il merito va a Sam Raimi, Bruce Campbell e Robert Tapert, gli uomini dietro la Renaissence Picture, una spartana casa di distribuzione creata ad hoc per la realizzazione – tra amici – di Evil Dead, ribattezzato in Italia La Casa. L’ispirazione per lo script e la miccia che innesca tutto viene a Sam Raimi da un compito di storia, all’epoca dei suoi studi di letteratura alla Michigan State University. Il compito in questione era quello di leggere il Book Of The Dead della tradizione tibetana. Affascinato dal titolo, Raimi getta rapidamente le basi per una sceneggiatura che ruota intorno ad un libro dei morti analogo, il Necronomicon ex mortis, che tanta parte ha avuto nelle storie di Lovecraft. Il problema divenne, allora, la mancanza totale di soldi per procedere alle riprese e la pressoché totale sfiducia di qualsiasi finanziatore.

La necessità aguzza l’ingegno e Raimi, coadiuvato da un suo amico di infanzia, Bruce Campbell e da un compagno di Università, Robert Tapert, decisero di procedere alla realizzazione di un 8mm, che avesse i requisiti base della sceneggiatura e mostrasse in piccolo quello che si sarebbe visto a riprese ultimate. Una sorta di corto-trailer per convincesse i finanziatori a investire qualche dollaro nel progetto. Visto l’ingente uso di effetti di make-up e riprese ardite che la sceneggiatura prevedeva, i tre chiesero l’aiuto di un altro compagno di studi di Raimi, Tom Sullivan, che si dedicò completamente al trucco. Within The Woods, questo il titolo del corto della durata di trenta minuti, fu girato in un solo week-end, in una fattoria della famiglia Tapert, nel Michigan.

Si sa che il prototipo può differire dal progetto finale, e in Within The Woods, possiamo vedere un giovanissimo Bruce Campbell nella parte del mostro posseduto e un’altra compagna di università di Raimi, Ellen Edelweiss, nel ruolo femminile. Le cronache parlano di un Campbell completamente esausto alla fine delle riprese, soprattutto per il trucco di latex e per i liquami di cui era costantemente ricoperto. Alla fine il corto completato fu fatto vedere, a vicini di casa, amici, conoscenti, attraverso un semplicissimo porta a porta che dopo un po’ di tempo fruttò a Raimi, Campbell e Tapert, all’incirca 90.000 dollari. In pratica il budget di base per la realizzazione di Evil Dead.

Evil Dead (1982)

“La Casa ha la semplicità e la forza evocativa delle storie che si raccontano intorno al fuoco dell’accampamento, ma questa semplicità non è certo dovuta al caso. E’ invece il risultato di uno sforzo mirato di Raimi, che è tutto fuorché ovvio […] Cosa funziona così bene? Quello che funziona è soprattutto Sam Raimi. Egli è talmente bravo che un altro meno dotato di lui non riuscirebbe a fare altrettanto bene, anche a costo di “mangiarsi” un pezzo di Raimi”.

L’autore di queste righe così entusiastiche, altri non è che il re dell’horror, Stephen King, che fu uno dei primissimi sponsor della pellicola, quando questa cominciò rapidamente a farsi notare in giro per i festival, ottenendo, tra l’altro, un premio al Festival dell’Orrore di New York e un Gran Premio Speciale della Giuria al Festival del Film Fantastico di Parigi. Il sogno di Raimi, Campbell e Tapert sembrò finalmente materializzarsi. Il film fece epoca soprattutto per l’impatto delle immagini e per le riprese ardite e originali che non sembravano trovare giustificazione in un budget irrisorio, gonfiato fino a 375.000 dollari, soprattutto grazie al giro di offerte di Within The Woods.

Il merito e la perizia vanno soprattutto a Raimi, che da enfant prodige della tecnica inventò di sana pianta soluzioni artigianali, ma efficaci. Un esempio su tutti: la Shakey-cam, una cinepresa da 16mm, con una lente da 8mm, montata su una tavola di due metri per due, grazie alla quale si riuscivano ad ottenere dei movimenti di macchina con una fluidità perfetta, soprattutto nelle riprese in corsa. La Shakey-cam, infatti, veniva letteralmente montata addosso a Raimi o all’operatore Tim Philo, che altro non dovevano fare che correre avanti e indietro per il bosco, come dei forsennati. Le invenzioni di Raimi non finirono qui. Una ripresa surreale ed efficacissima di Evil Dead, quando Ash pugnala la sua ragazza posseduta, e l’immagine scivola, letteralmente, lungo il pavimento, venne creata con la Vasil-cam (cinepresa alla vaselina…). In pratica sul pavimento fu montata una cinepresa attaccata ad un nastro scorrevole e con una rotaia ricoperta di vaselina, di modo che la macchina potesse scivolare morbidamente.

Sono soluzioni artigianali che aggirano la mancanza di soldi e ottengono l’effetto prefissato. I meriti del film, però, non sono solo nella tecnica. Raimi si inserisce, con Evil Dead, nel filone del new horror anni ’70. Un uso spregiudicato dei corpi e della loro rappresentazione, una mancanza totale di pudore nell’esposizione del sangue. Sono gli anni feroci di autori come Tobe Hooper, JohnCarpenter, David Cronenberg e Wes Craven. Raimi, però fa fare al genere un ulteriore scatto in avanti. Inserisce evidenti correnti comiche e l’ironia surreale e acida dei cartoni animati; le inquadrature evaporano su volti gonfiati come palloncini e ripresi nelle loro espressioni più caricate, una messa in scena dell’esagerazione come poetica dell’assurdo, in una maniera non dissimile da Hanna&Barbera e soprattutto Tex Avery. L’orrore può essere talmente forte da far ridere: in Evil Dead il tutto è ancora abbozzato, ma nel furibondo finale, quando il povero Ash, rimasto solo a combattere con i demoni, viene letteralmente inondato da fontane di sangue, molti invece di spaventarsi si abbandonarono al riso.

Gli attori furono tutti scelti nel giro di amici e conoscenti di Raimi e Campbell. Ellen Edelweiss, che nel film interpreta Cheryl, la sorella si Ash, fu ripresa da Within the Woods, mentre Betsy Baker, Hal Delhrich e Sarah York fecero il loro vero e proprio esordio. Il trucco che Sullivan creò per le possessioni fu evidentemente ispirato da L’Esorcista, mentre è da segnalare la citazione di Le colline hanno gli occhi, il cui manifesto è appeso giù in cantina. Qualche anno più tardi Craven ricambierà la cortesia facendo proiettare Evil Dead, dal televisore delle camera di Johnny Depp, in Nightmare.

Evil Dead II: Dead By Dawn (1987)

Dopo il successo di Evil Dead, Raimi tentò una strada diversa con Crimewave, conosciuto in Italia, con il titolo di I due criminali più pazzi del mondo. Soggetto e sceneggiatura furono vergati insieme ai fratelli Coen, che nonostante fossero più vecchi, si adombrarono alla corte di Raimi, cercando letteralmente di “imparare il mestiere” e dimostrando rapidamente di averne appreso la tecnica, con il notevole Blood Simple. Crimewaveandava ancora di più in direzione cartoon, ma non ottenne successo né attenzione critica, cadendo nel dimenticatoio. Fu così che Raimi, di nuovo in compagnia di Campbell e Tapert decise di tornare sulle orme di Evil Dead, forti questa volta di un investimento finanziario raddoppiato rispetto allo spartano esordio. Evil Dead IIè praticamente un remake accelerato del primo film, che ne evolve le soluzioni portando l’occhio ancora di più verso l’humour, la caricatura, l’assurdo ridanciano delle trovate.

Le immagini più levigate, e i presupposti tecnici più solidi sono al servizio di un film, che porta all’estremo il gusto per l’eccesso e le situazioni limite del primo film. I tempi e i ritmi vengono manipolati, le inquadrature vengono tagliate da tutti gli angoli possibili, i movimenti di macchina non conoscono forza di gravità. Evil Dead II è il massimo della perizia tecnica e del peculiare tocco di Raimi.

I puristi, però, storsero subito il naso di fronte a sequenze come quella della mano posseduta che si ribella al suo padrone, o quella del bulbo oculare sparato in bocca, che più che provenire dalla tradizione horror, trovano origine nei cartoon della Warner Bros, quelli di Willy Coyote e Bugs Bunny. Ma quello che preme principalmente a Raimi è aggredire lo spettatore con situazioni shock che lo facciano sobbalzare sulla sedia: gag comiche e momenti da infarto si alternano con il preciso scopo di non dare tregua; quello che non viene mai meno è l’occhio visionario del regista.

Bruce Campbell continua, nella parte di Ash, a patirne di tutti i colori. Al punto che viene definito “il primo eroe masochista della storia dell’horror”. Il finale visionario e apocalittico chiude il film come meglio non potrebbe, gettando le basi per il terzo capitolo.

Evil Dead III: Army Of Darkness (1993)

“Mi piacciono i buoni film di horror, ma in questo caso volevo verificare con me stesso se fossi in grado di avere una buona risposta del pubblico con stimoli mai usati prima. Non volevo spaventare la gente, ma farla ridere, farla sentire bene e per questo ho scelto di fare un film con un taglio più ironico, […] Con La Casa avevo tentato con tutte le mie forze di terrorizzare il pubblico. Con La Casa 2 ero più interessato al coinvolgimento dello spettatore sul piano delle immagini. Due anni fa, quando ho cominciato a scrivere con mio fratello l’Armata delle Tenebre, ero in una fase positiva della mia vita e avevo voglia di trasmettere questo benessere attraverso un film”.

Le dichiarazioni di Raimi non lasciano spazio a dubbi e chiariscono la filosofia che sottende al terzo capitolo della trilogia di Ash. Un cambiamento, che in realtà è una ulteriore evoluzione di quella progressiva cessione all’ironia e allo humour, che dal primo Evil Dead si è poi sparsa lungo tutta la filmografia di Raimi. Dove più marcata, come in Crimewave o Evil Dead II, dove meno, come in Darkman. Il progetto dell’Armata delle Tenebre vuole essere quello di una commedia fantastica, piena di ironia. Per questo si decide da subito di non intitolare il film come Evil Dead III, anche se a conti fatti la storia prosegue li dove si era interrotta in Evil Dead II, ovvero con Ash, scaraventato attraverso un salto temporale, nel passato medievale.

Il budget di tre milioni di dollari e le riprese effettuate ai limiti del deserto del Mojave, nei pressi di Los Angeles, consentono a Raimi di avere la manica larga sugli effetti speciali e sulle inquadrature, ma i problemi produttivi cominciano a sorgere allorquando De Laurentiis e Universal, i due produttori dell’occasione, cominciano un braccio di ferro per contendersi Hannibal, il sequel de Il Silenzio degli innocenti. Il film rischia di bloccarsi totalmente e Raimi, Campbell e Tapert decidono di mettere mano direttamente alle loro risorse, pur di completare il film. Questa débacle è anche il motivo per cui il finale del film fu cambiato. Alla Universal il finale scelto da Raimi non piaceva, e questi senza battere ciglio rigirò i minuti finali appiccicando un finalino ironico e autoconclusivo. Un vero peccato perché il finale scelto da Raimi era tutt’altra cosa. Ash sbagliava per l’ennesima volta la formula magica e, con il Necronomicon, finiva scaraventato in un mondo del futuro, totalmente distrutto da una guerra atomica.

Il film è comunque un piccolo trionfo della cinefilia fantastica. Non si contano le citazioni, a partire dall’Armata delle Tenebre, completamente fatta di scheletri animati in stop motion, che riprendono pedissequamente gli scheletri del leggendario Ray Harryhausen (Il 7° viaggio di Sinbad, Gli Argonauti). La formula magica che Ash non riesce mai a ricordarsi, “Klaatu barada nikto”, sono le parole che servono ad impedire che il robot Gort distrugga la terra in Ultimatum alla terradi Robert Wise. Tutto il villaggio medievale e finanche la discesa nella grotta con la strega riprende passaggi e situazioni dal peplum e dal mitologico italiano dei vari Freda, Bava e Cottafavi. Nel portabagagli della macchina di Ash, tra le varie cianfrusaglie si scorge un numero della rivista horror Fangoria.

La vera novità del film però, sta tutta nel personaggio di Ash. Oltre a riprodursi per gemmazione in un alter ego cattivo e a moltiplicarsi in tanti piccoli Ash nelle deliranti sequenze del mulino abbandonato, la novità di rilievo è che per la prima volta il protagonista prende le redini in mano della storia e decide di agire. I risultati però, non sono quasi mai quelli voluti, perché come ebbe a dire Marco Giusti, questo Ash de L’Armata delle Tenebre “è un personaggio genuinamente imbecille. Ash, che si presenta all’inizio del film come se fosse una parodia dell’Ismael di Moby Dick (mi chiamo Ash e sono uno schiavo) e il cui nome è di per sé distruttivo (cenere, ma anche spazzatura) è un misto di Li’l Abner di Al Capp e dei forzuti di tutti i media, dai fumetti al cinema di Stallone e Van Damme”.

Evil Dead IV (?)

La trilogia di Ash è diventata con il passare degli anni un oggetto di culto per generazioni di fan dell’horror. Artisticamente ha sicuramente fruttato bene a Sam Raimi, che dopo qualche film interlocutorio di stampo hollywoodiano e un piccolo gioiello nascosto, come A Simple Plan, ha dato il via libera alle super mega produzioni di Spider Man, ottenendo un successo ragguardevole. E’ andata meno bene a Bruce Campbell, il simpatico protagonista della serie. Continua l’amicizia con Raimi, testimoniata dal fatto, che praticamente in ogni film del regista appare anche per brevi secondi Campbell. Quest’ultimo, però, è rimasto più relegato nel circolo chiuso dell’horror. L’ultimo successo avuto in patria è nella parte di Elvis Presley nel b-movie diretto da Don Coscarelli, Bubba Ho Tep, tratto da un racconto di Joe R. Lansdale. Campbell è comunque diventato un’icona horror, come negli anni passati lo erano Christopher Lee o Vincent Price. Ash è un eroe, un personaggio entrato nella cultura pop, al punto che tra i progetti di sequel più quotati c’è un Freddy vs Jason vs Ash, per cui ci sarebbe uno script già pronto.

Di un Evil Dead IV si è cominciato a parlare assiduamente soprattutto nell’ultimo biennio, soprattutto grazie ad alcune dichiarazioni di Raimi che andavano in questa direzione: “Ci sarà un Evil Dead 4 e ANCHE un remake di Evil Dead. Il remake sarà prodotto dalla Ghost House Pictures, con un nuovo cast e un nuovo regista. Con la Ghost House vogliamo portare a Hollywood nuovi registi (come Takahashi Shimizu di The Grudge) e dar loro la possibilità di fare buoni film horror”.

Il motivo di questo sblocco psicologico, che prima gli impediva di tornare nuovamente sulla serie, sarebbe da trovare nella serie di remake di classici horror anni ’70, in voga attualmente nelle sale. L’idea di un remake del primo Evil Dead si inserirebbe nella scia e darebbe il la per un ritorno del nostro Ash. Il sito ufficiale di Bruce Campbell però, smentisce i “rumours” sul quarto Evil Dead, mentre conferma quelli del remake. Bisogna solo aspettare il corso degli eventi. Con il cuore in gola.

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