Twin Peaks: The Return, commento alla parte 16

Electricity. L’elettricità che ossessiona David Lynch, da Eraserhead a INLAND EMPIRE, sino ai suoi dipinti. “It’s sometimes dangerous, but it’s magical”, dichiarò il regista anni fa.  L’elettricità è un leitmotiv come lo sono le linee telefoniche, spesso portatrici di notizie mortifere, da Strade Perdute a Mulholland Drive (due film sul “doppio”, profondamente twinpeakiani). È all’elettricità che Bad Cooper immola il figlio Richard (non pensavamo ci saremmo sbarazzati tanto facilmente di lui…), fulminato sul luogo dove convergono le coordinate ricevute da Ray, Phillip Jeffries e Diane. Lo stesso luogo dove vaga Jerry Horne.

Richard, che è – era – anche figlio di Audrey. Audrey Horne, che finalmente torna a ballare sulle note di Audrey’s Dance, dopo l’esecuzione chitarra-e-voce di Out Of Sand da parte di Edward Louis Severson, ovvero Eddie Vedder. Audrey, finalmente, che ruba dunque la scena al Roadhouse, prima di un’immagine conclusiva – lei che si guarda, paurosamente interrogativa, allo specchio, in un ambiente lattiginoso – che ci riempie a nostra volta di domande: è un doppio, è imprigionata nella Loggia Nera, è in una clinica psichiatrica e Charlie anziché suo marito è il suo medico curante? “Get me out of here”.

E se non sapesse nemmeno di aver avuto un figlio? E se il figlio fosse conseguenza di uno stupro? Di stupro, scopriamo, ne sa purtroppo qualcosa Diane, che racconta il suo scioccante ultimo incontro notturno, culminato in una visita alla “gas station”, con Bad Cooper a Gordon, Albert e Tammy e avvisa i suoi ex colleghi… di non essere lei. Prima ha ricevuto un messaggio da Bad Coooper: “: – ) ALL.”. Prima si è incamminata verso la stanza dei tre funzionari dell’FBI con fare minaccioso, sulle note ombrosamente remixate dallo stesso Lynch di American Woman delle Muddy Magnolias (lo stesso remix che ci introduceva per la prima volta la figura di Bad Coop, in viaggio automobilistico). Diane impugna la pistola e cerca di sparare in direzione di Gordon, ma viene anticipata da Albert e Tammy. Si ritrova nella Red Room, tramutandosi nella stessa biglia dorata in cui si era tramutato il Dougie Jones “originale”. È stata “manifactured”. Dov’è Diane? Chi è Diane?

Intanto la sua sorellastra, Janey-E, è in tutt’altre faccende affaccendata. Dougie è in coma, dopo aver infilato una forchetta in una presa elettrica. Electricity, già. Al suo capezzale ci sono anche il figlio Sonny Jim, Bushnell e i fratelli Mitchum, sempre più servizievoli e spassosi, tanto da recarsi a casa Jones per rifornire di provviste la famigliola. Lì, a due passi, Hutch e Chantal (Tim Roth e Jennifer Jason Leigh, che caratteristi di perverso lusso!), incaricati da Bad Cooper di uccidere Dougie, vengono però uccisi da un vicino di casa con cui litigano. Crivellati di colpi. Ci mancheranno. Da morire.

Dougie, in barba a tutti, si risveglia e MIKE, apparsogli in visione, lo avvisa che il doppelgänger è sempre in giro. “I am the FBI”, proclama sulla musica di Badalamenti. Non è Dougie che si risveglia. Sì, finalmente è il nostro agente Dale Cooper. Che saluta Janey-E in una commovente scena al casinò di Las Vegas, per poi partire grazie a un passaggio in areo fornito dai Mitchum alla volta di Washington. In fondo, in questa sua imprevista e imprevedibile esistenza parallela, si è affezionato a lei e a Sonny Jim. Janey-E gli dice: “Chiunque tu sia, grazie”. Grazie.

1 settembre 2017
1 settembre 2017
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