Twin Peaks: The Return, commento alla parte 11

Quello che tutti ci auguravamo inizia a profilarsi all’orizzonte. Non si parla del risveglio di Cooper purtroppo, ancora una volta suggerito – musica di piano più cherry pie a quanto pare è un tandem ancor più potente del caffè o dei distintivi – ma poi sadicamente negato, ancora una volta. Quello che comprendiamo chiaramente – confermando gli indizi intravvisti negli episodi più recenti – è una parvenza di inizio-chiusura dei (tanti) cerchi, con alcune linee narrative che arrivano, in questo episodio, al proverbiale giro di boa, mentre altrettanti turning points sembrano indirizzarle verso una convergenza comune.

Una su tutte è proprio la vicenda di Dougie Jones vs i fratelli Mitchum, risolta ancora una volta dall’intervento di Mike. Questa versione imbalsamata di Cooper è nuovamente una marionetta manovrata dalla Loggia Bianca, e così un pacco contenente una torta di ciliegie (sognata da Jim Belushi) gli permetterà di avere salva la vita diventando il nuovo compagno di merende dei due gangster.

Si risolve anche la questione Bill Hastings, la cui testa sarà fatta esplodere da uno degli spettrali homeless malvagi (per la gioia di chi non ne aveva troppo apprezzato gli isterici piagnucolii durante gli interrogatori). Quello che rileva è però il definitivo accertamento dell’esistenza di una porta dimensionale, da cui per poco lo stesso Gordon non viene risucchiato. Il ritrovamento del cadavere (ovviamente decapitato) di Ruth chiude un mistero, mentre le coordinate incise sul suo braccio ne aprono un altro. Con il tradimento di Diane sempre più lampante, è probabile che questa nuova indicazione geografica entrerà presto in dialogo con la mi(s)tica mappa di Hawke.

Lo scorcio più tenero, disturbante e contiguo alla “vecchia” Twin Peaks è però il triangolo familiare tra Bobby, Shelley e la figlia Becky. Mentre l’identità paterna è definitivamente accertata, abbiamo la conferma anche della fine dell’amore tra Bobby e Shelley, con quest’ultima che sembra non aver imparato molto dalle sue precedenti esperienze in materia di uomini. Emblematica la sua regressione all’ingenua adolescente delle prime due stagioni nel momento dell’incontro con Red. Del resto è difficile non empatizzare nuovamente con Briggs Junior, che si conferma uno dei personaggi (in) meglio evoluti della serie.

Subito dopo la disfunzionale riunione di famiglia, ecco la sequenza più orrorifica e inquietante della puntata: dopo uno sparo con non troppo vaghi sottotesti politici (armi & bambini e un connubio che difficilmente va a finire bene), clacson reiterati all’esasperazione e pingui isterismi, ecco un baby-zombie vomitevole e vomitante. Ma non è ben chiaro se si tratti semplicemente di una visione di un Bobby scioccato o se la cosa avrà futuri sviluppi. Ormai ampiamente superato lo scoglio di metà stagione, i nodi da sciogliere restano tanti; siamo però sempre più fiduciosi che quando la fine arriverà, la promessa di Kyle MacLachlan potrà ritenersi rispettata.

26 luglio 2017
26 luglio 2017
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