Twin Peaks: The Return, commento alla parte 3 e 4
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Elena Raugei
- 31 Maggio 2017
[ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler]
Cos’è l’apertura della terza parte del nuovo Twin Peaks se non una suite audiovisiva dell’incubo virata al viola porpora? Dale Cooper viene scaraventato in un ambiente indefinibile e inquietante, in compagnia di una donna dagli occhi cuciti. I movimenti sono rallentati e procedono a scatti, i parlati sono distorti e incomprensibili. La comunicazione è impossibile. Fuori dalla stanza, si staglia quello che sembra lo spazio interstellare. La testa del fu Maggiore Garland Briggs, padre di Bobby esperto di ricerche ufologiche, volteggia in cielo, pronunciando le parole “Rosa blu”. “Rosa blu” era un nome in codice, in Fuoco cammina con me, per contrassegnare i casi soprannaturali dell’FBI. E qui tutto è soprannaturale. Tutto sembra derivare dalle estreme intuizioni filmiche di INLAND EMPIRE.

Il Cooper cattivo, che continueremo a chiamare Mr. C, fa un incidente d’auto e non riesce a trattenere un vomito giallastro puzzolente e tossico, apparentemente uguale alla Garmonbonzia che rappresenta il dolore e la sofferenza della quale si nutrono gli spiriti della Loggia Nera. Anche il vero agente Cooper la rigetta, mentre tornando nella realtà terrena assume le sembianze di Dougie Jones: uno scambio di persona orchestrato dalla sua stessa nemesi che l’ha ingannato? Le prese elettriche, che sembrano faccine sorridenti, fungono da portali per materializzare e smaterializzare corpi, spesso privi delle loro scarpe (forse Lynch ha ripensato a Il mago di Oz che tanto ama, perché “nessun posto è come casa”?). Dougie Jones, un uomo fuori moda dal taglio di capelli improponibile che in principio avverte uno strano formicolio al braccio sinistro, impersonato sempre dal mattatore Kyle MacLachlan, nella Loggia Nera diventa in parallelo una piccola sfera d’oro.

Il nuovo Dougie Jones dalle sembianze di Dale Cooper viaggia in jeep con una prostituta, attraversando persino una strada indicata come “Sycamore” (ricordate il brano Sycamore Trees, cantato da Jimmy Scott nella Loggia Nera, nell’ultimo episodio della seconda stagione e in Fuoco cammina con me?). Uno di loro due, ad ogni modo, “deve morire”, affermerà in seguito MIKE – “l’uomo con un solo braccio”. Dale, sfuggito per fortuna ad alcuni sicari, viene accompagnato alle soglie di un casinò, dove guidato dall’apparizione luminosa dell’effige delle tende della Red Room sbancherà lo sbancabile a suon di jackpot – ben 29, come gli episodi delle prime due stagioni? – ed esclamazioni immediatamente cult (“HELLOOO”).

In questi due episodi, infatti, si torna anche all’umorismo weird che aveva contraddistinto le prime stagioni della serie. Un’immagine su tutte, il vice sceriffo Hawk che appende il cartello “Donut Disturb” con l’immagine di una ciambella a una porta dell’ufficio, a Twin Peaks. Oppure la segreteria Lucy, così vecchio stampo, terrorizzata dai telefoni cellulari. Oppure la comparsa surreale del figlio di Lucy e Andy, Wally Brando: un monologo del novello motociclista, per il cameo macchiestistico di Michael Cera.

Nelle stanze dell’FBI, intanto, ritroviamo Gordon e Albert, ovvero lo stesso David Lynch e Miguel Ferrer, scomparso lo scorso gennaio. La new entry nella squadra è Tammy Preston, impersonata da quella Chrysta Bell con cui Lynch ha collaborato persino in campo musicale (“Ha talento”, dirà più avanti Gordon, sviando i sospetti di esserne affascinato soltanto per l’avvenenza o la gioventù). I tre indagano sull’orrorifico doppio assassinio legato alla scatola di vetro, finché ricevono una telefonata da Mr. C, nel frattempo trasportato nelle prigioni del Sud Dakota. Alle pareti, mentre Gordon con i suoi problemi di udito spesso esilaranti parla al telefono, scorgiamo l’esplosione della bomba atomica e un ritratto di Franz Kafka. Durante l’incontro con Mr. C, Gordon e Albert capiranno che qualcosa non va. Il quarto episodio si chiude in pratica con una loro conversazione tendente al bluastro, su informazioni segrete e intrighi coinvolgenti di nuovo Phillip Jeffreys (omaggi latenti a David Bowie?).

La metamorfosi. È quella che continua, nell’episodio 4, calandosi nella vita di Dougie Jones. Qui c’è un altro memorabile ingresso-coup de theatre. Dougie/Dale, dalle facoltà cognitive probabilmente compromesse dopo 25 anni trascorsi a delirare nella Loggia Nera, regredito allo stato infantile, viene portato “a casa” da una limousine fornita dal casinò. Sa solo che il portone della sua abitazione è… rosso. Non ricorda il numero civico, ma a ben guardare NON C’È nessun numero civico sul portone in questione. In aria volteggia un gufo. Quando il portone si apre, esce fuori Janey-E Jones, la moglie nevrotica con il volto di Naomi Watts, una delle scoperte attoriali più importanti nel percorso di Lynch, che infatti le mette a disposizione una buona cornice per i suoi virtuosismi recitativi. “Questo è il giorno orribile più bello della mia vita”, dice lei. Impossibile, non fantasticare rammentando che Naomi interpretava Diane Selwyn – e il suo idilliaco doppelgänger – in Mulholland Drive, personaggio del quale sembra persino riprendere il look. Diane, proprio come l’interlocutrice misteriosa a cui si rivolgeva Dale Cooper nei suoi appunti vocali al registratore. Qui è al momento la compagna di “uno dei possibili Cooper”, e tanto ci deve bastare. Dougie/Dale si guarda poi allo specchio come si guardava Cooper posseduto da Bob alla fine dell’ultimo episodio della seconda stagione. Durante una colazione a ritmo jazz, sul classico con solo di batteria Take Five, con la moglie e il figlioletto Sonny Jim, Dougie/Dale sembra infine riprendere coscienza di sé dopo aver bevuto un tazzone di… caffè: “Hi”.

Due episodi che sembrano dunque funzionali al dipanarsi dell'(anti)trama, ricchi di sorprese come lo erano stati i precedenti due ma dal passo leggermente più rilassato. Unica eventuale pecca, le due esibizioni al Roadhouse che chiudono in maniera quasi didascalica ciascuno di essi. Sia il gruppo folk The Cactus Blossoms con Mississippi, sia le dreamy Au Revoir Simone con Lark non lasciano granché il segno. Chiudiamo specificando che in questi episodi, oltre all’umorismo, si torna anche all’emozione. Gordon incontra il Capo Maggiore di Stato dell’FBI. È Denise, l’ex Dennis divenuto donna: è l’occasione per il come-back di David Duchovny, che nel mondo dei telefilm si ritaglierà poi un ruolo da protagonista con quell’X-Files che non poco deve a Twin Peaks. Gordon, che prima ne era il capo, l’ha sempre sostenuta contro ogni discriminazione dei colleghi suggerendo perentoriamente loro di “fix their heart or die”. Non si aggiusta, invece, il cuore di Bobby, divenuto un poliziotto: appena vede la fotografia di Laura Palmer, parte lo struggente tema storico di Angelo Badalamenti, Laura Palmer’s Theme ovviamente, e lui scoppia in lacrime. E anche noi, un po’, ci commuoviamo.

