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Gli scozzesi Idlewild hanno potuto disporre di un biennio per sviluppare un processo creativo immune da stress e da scadenze. Registrato tra cielo e mare, sull’isola di Mull, Everything Ever Written è la loro ottava pubblicazione in vent’anni di carriera. E, a tratti, il disco manifesta un mood quieto, frutto di una produzione avvenuta in tempi dilatati e caratterizzata da atmosfere rilassate.

Presentato come “un album di transizione” che potrebbe promuovere il nuovo corso della band, il disco, diversamente dal solito, è stato costruito da due soli membri del gruppo, per poi essere arricchito, strato dopo strato, dalla partecipazione di tutti i musicisti. L’ideazione e le prime fondamenta sono state gettate da Roddy Woomble, cantante e leader della band, e Rod Jones, chitarrista nonché produttore delle dodici tracce. Solo in seguito, per rinvigorire gli arrangiamenti, sono subentrati Colin Newton (batteria), il nuovo arrivato Luciano Rossi (piano e organo) ed Andrew Mitchell (basso).

In parziale antitesi con i proclami, il disco conferma subito il noto background sonoro degli Idlewild. L’avvio affidato a Collect Yourself mette in evidenza chitarre ruvide e una struttura solidamente ancorata alla tradizione rock. Il lavoro di missaggio affidato a John Agnello (Kurt Vile, Sonic Youth e Dinosaur Jr) rende ancora più identificabile il suono della band, di certo ascrivibile alla corrente alternative di matrice statunitense. La vocazione di Everything Ever Written è palese, tanto che gli Idlewild non rinnegano gli elementi di orientamento più espliciti. Il debito di riconoscenza nei confronti dei R.E.M. si capta forte e chiaro – in On Another Planet, e a sprazzi in altri brani – ma l’affrancamento da questo “vincolo” si estrinseca con una composizione che assimila briciole di psichedelia e introduce modiche quote di folk scozzese.

Per dare espressività all’album, la band si è anche affidata a un quartetto d’archi, eppure è proprio l’idea alla base dell’intero progetto a risultare vincente. La formazione si rivela capace di accentrare intensità, per districarla con preziose trame su Radium Girl, Every Little Means Trust e la catartica Utopia. La voce di Woomble e la chitarra di Jones, insomma, bastano a garantire spessore ad ogni pezzo.

Everything Ever Written scorre rapido e senza intoppi, con i suoni pieni e l’effettistica ridotta all’osso: buone vibrazioni, comunque, che non sollecitano particolari sussulti. Della cesura netta con il passato non c’è traccia. Forse si poteva osare di più, ma nel complesso la proposta è valida.

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