Recensioni

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In un’era come quella di internet, con la più vasta opportunità di scelta ma con i punti di riferimento sempre saldi (e il rischio di sovraccarico cognitivo sempre in agguato), capita raramente di imbattersi in qualcosa in grado di sorprendere e che, contemporaneamente, non sia già stato approfondito in lungo e in largo dai grossi nomi della critica musicale anglosassone.

Scovata in modo quasi fortuito nei meandri della rete, Ana Fernández-Villaverde aka La Bien Querida è uno di questi casi. Lo è perché è riuscita a ribaltare qualsiasi diffidenza nell’arco di quarantacinque minuti, con il suo quarto disco Premeditación, Nocturnidad y Alevosía. Diffidenza (diciamo pure pregiudizio) verso una lingua, quella spagnola, erroneamente accostata alla stereotipata tradizione nazionalpopolare (a grandi linee come succede qui con la canzone italiana) – come se le lezioni di band come Héroes del Silencio, Los Planetas e Sr. Chinarro (per citare tre delle più note) non fossero mai servite – e nei confronti di un’artista che non è né giovane (è entrata negli -anta), né esordiente (scrive canzoni da una decina d’anni).

Premeditación, Nocturnidad y Alevosía è una sorta di compilation-album in quanto aggrega i tre maxi-single da quattro brani l’uno, pubblicati negli ultimi sei mesi: Premeditación (la premeditazione, 6 ottobre 2014), Nocturnidad (6 gennaio 2015) e Alevosía (il tradimento, 6 marzo 2015). Tra atmosfere che riflettono i tre atti del concept – Nocturnidad è più oscuro, Alevosia è liberatorio ma comunque impregnato di tensione – il disco sfoggia un retro-synthpop sì revivalista, ma a suo modo originale, approfondendo il discorso di indietronica intrapreso dalla Nostra già con il precedente album, Ceremonia (abbiamo dato un ascolto veloce anche ai primi due dischi, ma non ci è sembrato materiale all’altezza).

Grande è la cura del suono ad opera del produttore David Rodriguez, il quale riesce a dare un senso di continuità all’intera opera, ovattando un pulsante basso spesso settato su coordinate post-punk/wave, e portando in primo piano layer di synth eighties (l’opener Poderes Extraños ne è l’emblema). Molti sono i brani che riescono a farsi apprezzare senza esitazioni grazie a linee melodiche semplici e funzionali alla forma canzone, in primis – oltre alla già citata Poderes ExtrañosEl Origen del Mundo, ai limiti del dreampop, e il tagliente ed epico trittico (un mix tra M83, Chromatics e Salem) formato da Ojalá estuvieras muerto, Carretera Secundaria e Crepùscolo. Non è da meno Música contemporánea, vero e proprio tributo al Franco Battiato dei primi ’80s, probabile figura di riferimento degli ascolti pre-adolescenziali di Ana, dato che in quel periodo le versioni spagnole dei vari La Voce del Padrone e Orizzonti perduti ottennero un buon successo di pubblico. Leggermente estranea al mood e alle scelte stilistiche del resto del disco la conclusiva e più minimale Muero De Amor, appesantita da un chorus un po’ troppo telefonato.

Nella sua totalità Premeditación, Nocturnidad y Alevosía è un disco che chiunque apprezzi le sfumature eighties (synth-pop, post-punk e new wave) applicate agli anni Dieci (il nuovo dream pop, witch house, Drive OST ma pure le Au Revoir Simone di Shadows) dovrebbe ascoltare, con la consapevolezza che se fosse stato cantato in inglese e se fosse uscito un paio di anni prima, probabilmente l’avremmo trovato in qualche top10 di fine anno dell’impero webzinaro anglosassone. Un bel modo per avvicinarsi al pop in spagnolo, magari in coppia con Hasta la raíz di Natalia Lafourcade.

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