Recensioni

6.7

Anno nuovo, volti nuovi, o quasi. Holly Fletcher, in arte Låpsley, non è certo un nome passato inosservato durante la – frenetica – scorsa stagione, tanto che la diciottenne di Southport (Merseyside,UK) ha già messo in curriculum una partecipazione – supportata dalla BBC – al glorioso Glastonbury e decine di articoli a lei dedicati. Oltre a un biglietto da visita chiamato Monday EP (all’interno era presente anche la cover della storica Blue Monday dei New Order), prima del prestigioso contratto con XL Recordings con cui ha appena pubblicato il secondo EP intitolato Understudy. Un percorso formato da quattro tracce a densità variabile, ottime compagne per i (rari) lenti risvegli mattutini o un buon metodo per entrare delicatamente in contatto con Morfeo.

Un percorso che inizia dalla già apprezzata Falling Short (battuta lenta in background, armonie di piano, effettini ad altezza glockenspiel digitale) per poi dirigersi verso Brownlow, in cui il discorso si sposta su situazioni decisamente più ritmate, inizialmente quasi marziali e successivamente plasmate sopra a un groove di derivazione UK bass/future garage, influenze già portate alla luce in Pick Me Up, contenuta in Monday EP. Tanto melodicamente immediata quanto strumentalmente astratta – e per questo motivo conturbante – la successiva 8896, mentre la conclusiva Dancing è un altro episodio degno di nota: terminata l’introduzione (che melodicamente è il leitmotiv dell’intera traccia) quasi aliena che sembra provenire da un luogo lontano quanto isolato da tutto il resto, il brano acquista venature di matrice black e cresce, aumentando di intensità con epici tappeti di synth, fino a implodere nuovamente nel minimalismo alieno dei primi trenta secondi.

Se è vero che fino a qui non emergono particolari peculiarità stilistiche rispetto alle decine di proposte similari che hanno invaso la blogosfera negli ultimi tre anni, caratterizzate da un impianto intimo-minimalista, suoni cristallini e vocalità capaci di muoversi tra il caldo-sensuale e il freddo-glaciale a seconda dei casi, emerge poi quello che è probabilmente l’aspetto più interessante di Låpsley, ovvero il finto duetto uomo-donna presente in praticamente tutte le sue composizioni. La voce si sdoppia: da una parte abbiamo quella naturale (malleabile e intensa), dall’altra parte una sua versione downpitched talmente abbassata da essere facilmente scambiata per un timbro maschile. In pratica è come se la nostra avesse come resident guest vocale mister James Blake. Un’ idea decisiva che probabilmente è giunta nel momento in cui Holly ha iniziato a giocare con GarageBand per arricchire – e contemporaneamente personalizzare – quel songwriting acustico che ha caratterizzato le primissime composizioni home-made della nostra (crosses).

Manca nell’EP quello che fino ad oggi è il brano più caratterizzante del repertorio di Holly Fletcher, Station, ma rispetto a Monday EP, Understudy sembra concentrarsi maggiormente sulla ricerca sonora e di una forte identità piuttosto che puntare su killer tracks dagli effetti speciali. Un buon segnale in ottica album di debutto.

Dotata di un’estetica poco appariscente, quasi evanescente e dal gusto decisamente nordico, Låpsley è quanto di più lontano dall’universo di FKA Twigs (più volte accostata, più che altro per motivi di etichetta e di macro-genere di appartenenza). Volendo, se proprio necessario, è forse più giusto posizionare la sua proposta vicino a quelle targate The xx e London Grammar, se non addirittura ad alcune cose di Lorde – svuotata però della componente radiofonica – per l’utilizzo di più tracce vocali su beat poco ingombranti.

Attendiamo, ovviamente, conferme sul formato lungo. Con ogni probabilità, già quest’anno.

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