FKA Twigs (UK)

Biografia

FKA Twigs, vero nome Tahliah Barnett, nasce a Gloucestershire il 16 gennaio 1988 da padre giamaicano e madre di origini spagnole. Seguendo le orme della madre, all’età di diciassette anni Tahliah si trasferisce a Londra per inseguire la carriera di ballerina, che la porterà nel 2010 ad apparire nel video Do It Like A Dude di Jessie J e nel 2011 in Price Tag. Dopo un crescente hype nei suoi confronti – di cui vi parlammo in una news dedicata datata agosto 2012 – il 4 dicembre dello stesso anno rilascia il primo 12″, intitolato semplicemente EP e pubblicato con il moniker Twigs: all’interno delle quattro tracce troviamo una grande varietà di genere che passa dal trip hop di chiaro stampo Massive Attack sporcato da voci metalliche di Weak Spot all’electro-r’n’b di Ache, passando per il dream pop sintetizzato di Breathe e l’etno-soul di Hide, e che sposta rapidamente l’occhio di pubblico e critica sulle vicende della Barnett. La giovane inglese si inserisce momentaneamente in coda ai contesti female-pop di tendenza durante il 2012 come Grimes e Purity Ring, evitando però di bruciare le tappe, aspettando il suo momento.

Un anno più tardi, dopo aver cambiato il nome d’arte nell’odierno FKA Twigs (ed essere stata inserita nella nostra rubrica annuale Ones To Watch), Tahliah pubblica il secondo mini album, EP2 (recensito dal nostro Riccardo Zagaglia), un disco che vede in cabina di regia il producer Arca – già al lavoro in Yeezus di Kanye West – e presenta una sintesi e allo stesso tempo una evoluzione dello schema musicale precedente elaborato. Il lavoro di Arca viene riflesso tra beat sinuosi, bassi profondi e sonorità al limite dello psichedelico, che si sposano bene con il timbro della vocalist (che dà il meglio sulle note di Papi Pacificy). Ritroviamo il tappeto trip hop in How’s That e scopriamo il lato art pop in Water Me, tornando alla pura r’n’r con tocchi à-la Tricky in Ultraviolet. Anche in questo caso la critica specializzata ben accoglie il materiale, e Billboard inserisce la Barnett tra gli artisti da seguire nel 2014, anno in cui FKA Twigs pubblica l’album di debutto LP1, in uscita il 12 agosto, composto da dieci tracce inedite e anticipato dal singolo Two Weeks. Un misto di sensualità, sperimentazione, estetica strabordante, tematiche complesse, trame spezzate e beat futuristici che tagliano il linguaggio canonico non solo dell’r&b classico ma anche delle sue connotazioni meno omologate (PBR&B)

Si può parlare di vera e propria consacrazione: LP1 non è solo un importante album d’esordio che esplora in lungo e in largo le insenature del sound di FKA Twigs, dall’art-r&b più sofisticato (Give Up) alle vette celestiali (Closer è materiale etereo che veleggia su basi liquide) passando per il fascino esotico sprigionato dai gemiti da brividi lungo la schiena incasellati su beat glitchati che vanno per i fatti loro”, ma anche uno dei passaggi fondamentali della discografia targata 2014 come dimostra il primo posto nella classifica  di AnyDecentMusic in cui vengono aggregate le liste di fine anno dei più quotati magazine e siti musicali.

Alle soglie del 2015, vendite a parte,  l’inglese è letteralmente sulla cima del mondo, dopo aver aumentato le proprie quotazioni mediatiche grazie ad esibizioni d’effetto (una su tutte, quella al Jimmy Fallon), partnership di un certo livello (il concept spot per Google Glass), gossip e il consueto set di videoclip promozionali incapaci di passare inosservati (Video Girl).

Nel corso dell’anno successivo, oltre a calcare i palchi dei più importanti festival internazionali, l’inglese continua l’incessante attività artistica rilasciando il singolo/video Glass & Patron in occasione dei YouTube Music Awards 2015, primo brano inedito del post-LP1 che farà parte del terzo EP, M3LL155X, insieme a Figure 8, traccia presentata in anteprima ad inizio agosto all’interno della trasmissione radiofonica Beats 1 Radio. Il mini album, pronunciato semplicemente ‘Melissa‘, pubblicato il 14 agosto 2015 e accompagnato da un cortometraggio di 16 minuti, in bilico tra musica e sensuali coreografie, è l’ennesima prova di un fenomeno che incrocia più arti e suggestioni: grande attenzione -al solito – al lato estetico dell’opera (la copertina che sfuma mani e volto), e conferma di un formula riuscita di art r’n’b straniante, ritmi industrial, hip hop e giochi di synth con distorsioni annesse. Come affermato in recensione, M3LL155X certifica un ulteriore passo, se non in avanti di certo laterale, all’interno del percorso discografico della Barnett.

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