• set
    30
    2013

Album

Universal

Quando, a inizio luglio, vi abbiamo parlato di The Love Club EP, la neozelandese Lorde era pressoché sconosciuta fuori dai confini nazionali, all’interno dei quali, invece, stava già spopolando. Da allora, quella della sedicenne Ella Yelich-O’Connor/Lorde è stata una vera e propria invasione degli USA: una rapida scalata, prima al vertice della classifica “alternative” (dove staziona da ormai un mese, con tanto di copertina Billboard) e poi di quelle generaliste dove in questo momento la sua Royals sembra avere poche rivali.

La classica teen-diva dallo scarso talento? Non proprio. Come si poteva già evincere da The Love Club EP, la Universal – con la quale lavora da ormai due anni – ha trovato qualcosa di più della tipica gallina dalle uova d’oro da sfruttare nell’immediato: non capita tutti i giorni, infatti, di scovare una ragazza della sua età che inizia a fare musica ispirandosi a nomi quali Burial, SBTRKT e The Weeknd. Segno dei tempi? Probabile, ma è indubbio che ci sia passione e di conseguenza margini per una maturazione artistica in un contesto meno bubblegum.

Per il momento bisogna accontentarsi di un album d’esordio – Pure Heroine – che non aggiunge troppo alle qualità che già conoscevamo: 400 Lux è una sorta di Royals con meno appeal, mentre Team e Tennis Court mettono ancora più in evidenza la tendenza – qui più chiara rispetto all’EP – ad avvicinarsi a una Lana Del Rey (con la quale condivide una certa indolenza melodica). È però nel minimalismo dell’accoppiata beat scandito+voce (magari supportata da un harmonizer) che Lorde riesce a dare il meglio di sé, ritagliandosi il proprio trademark sound per il futuro.

Nonostante alcune situazioni post-moderniste di White Teeth Teens (la prima metà ha un retrogusto anni ’60) e una Ribs che suona come un club-anthem volutamente mancato (e proprio per questo convincente), Pure Heroine è tuttavia un disco che soffre di una certa monotonia di fondo e della mancanza di quel gusto arty che siamo certi possa appartenere alla musicista (se non oggi, tra qualche anno). Le dieci tracce – scritte in parte con la collaborazione del connazionale Joel Little – dell’opera prima di Lorde sono probabilmente più interessanti della maggior parte delle canzoni che gli ascoltatori passivi di mezzo mondo sono abituati a fagocitare, ma da qui a far scattare la standing ovation ce ne passa.

30 settembre 2013
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