Recensioni

7.1

Si apre in piena tradizione murder songs Empty House della svizzera Oscar Luise (al secolo, Rachel Hamel, da Losanna), con una Forever And a Week che rimanda nelle atmosfere a Nick Cave, nel cantato mascolino a Nico e nella pronuncia inglese stentorea a Blixa Bargeld. Fourteen e Lucinda pensano poi a ribadire il concetto, chiamando in causa rispettivamente Tindersticks e The Veils, per un esordio che si muove deciso tra chamber music crepuscolare tutta archi, chitarra e pianoforte e un cantautorato talvolta spiazzante. E il caso di una Beyond The Wall che quasi stride col suo pop acustico, ma anche di una A Tale Of The Sea e di una Practically Blue che odorano di blues-folk a un chilometro.

Difficile dire se il tono del disco sia più influenzato dal passato classico di una Hamel in bilico tra il ruolo di corista presso l’Opera di Losanna e passioni per il lied e il jazz, dal lavoro egregio di un Michael Frei (già Hemlock Smith) responsabile della scrittura delle canzoni o dagli arrangiamenti impeccabili di Fabrizio di Donato (Hemlock Smith): certo è che l’eleganza kurtweilliana di brani come Daffodils, le malinconie à la Chet Baker di Empty House o Absence, gli ampi spazi strumentali in odore di raga di Seconds, fanno quello che viene loro richiesto. Nello specifico, far brillare un disco di “genere” che alla fine proprio di genere non è e appiccicarti addosso un blues – in senso lato – catartico come pochi.

Il fatto poi che le tredici tracce in scaletta mostrino una perfezione formale esasperata unita alla capacità di dribblare tutti i luoghi comuni del caso (pur frequentando uno stile musicale ampiamente esorcizzato), è un valore aggiunto non da poco.

Amazon
SentireAscoltare

Le più lette