• dic
    09
    2016

Album
OvO

Dio Drone

È nata ‘na creatura ed è nata (ovviamente) nera! Se si parla di OvO difficilmente si sbaglierà se si tende al nero, perché spesso è una questione cromatica che identifica più di ogni altra cosa provenienza e appartenenze. Così questo Creatura, album numero otto – conteggio al ribasso escludendo i numerosi split, remix album e collaborazioni varie – nella vasta discografia del duo Dorella-Pedretti, non sfugge alla regola e si presenta con una splendida cover di Coito Negato che rimanda direttamente all’immaginario evocato dalla musica. Una musica che riesce sempre a rimanere indelebilmente legata ai propri autori, riconoscibile da subito nonostante l’area “rumorista” e/o rumorosa trafficata dai due sia in primis piuttosto ampia, con tutte le difficoltà del caso nell’emergere da cotanto magma, e, in secondo luogo, spesso e malvolentieri anche deludente nel suo ripetere cliché e standard compositivi a volte limitrofi al conservatorismo più acceso. Gli OvO invece se ne fregano di tutto, cliché compresi, sono punk dentro e vanno dritti per la propria strada mantenendo fede a se stessi anche quando – lo indicava già l’ottimo Abisso – decidono di muoversi marginalmente rispetto alla via principale, o meglio, di infilarsi ancor più in quell’abisso fino a incontrare in quelle profondità, guarda caso buie, minacciose e nero-pece, la propria “creatura”. Nel caso specifico, l’OvO-sound – ormai trademark riconosciuto e rispettato ovunque – fatto di growl ferini e doppie casse, chitarre in overdrive e tribalismo atavico, incontra l’elettronica più synth&drone oriented (con Dorella alle prese con samples, drum machines e pad), innestando nuova linfa agli incubi di quell’abisso.

Più che le parole, possono e devono bastare i vari indizi che i due disseminano nei loro dischi: dalla scelta della copertina ai titoli delle canzoni, è come seguire una caccia al tesoro estremo o una specie di pollicino (cyber)punk che getta parole, suggestioni, abbozzi di immaginario da ricomporre per entrare dentro la “creatura”. L’ipnosi black-noise di March Of The Freaks, l’impatto mammoth dell’opener Satanam, la bassa battuta trip(industrial-metal)hop di Matriarcale, il pugno in bocca di Bell’s Hells, le oscillazioni vuoto/pieno di Eternal Freak, la spina dorsale electro-noise di Buco Bianco non sono che piccoli tasselli di una costellazione in perenne mutamento e in continua espansione, col suo rimandare indistintamente a occultismo e questioni queer, esoterismo e d.i.y., musica estrema e ideologia. Se per Abisso ipotizzavamo i due «individualmente al loro zenith creativo e collettivamente al loro capolavoro», beh, qui siamo oltre le certezze.

15 dicembre 2016
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