Recensioni

Giovani francesi in controtendenza, almeno rispetto a quello che continua ad andare per la maggiore nella loro terra d’origine. I Ropoporose, dopo l’EP Birdbus della scorsa estate, arrivano all’album d’esordio con tantissime idee, a dispetto dei rimandi evidenti all’indie rock – soprattutto statunitense – collocabile tra la fine degli anni 80 e gli anni 90. Attesi dal vivo in Italia a febbraio, Romain e Pauline costruiscono le nove canzoni di Elephant Love assecondando la fantasia, dunque per paradosso affidandosi all’irregolarità delle strutture, ma al contempo senza mai sacrificare un efficace potenziale melodico. Le due voci, con quella femminile a prevalere, sono accompagnate da chitarre, batteria, percussioni, synth e loop station.
L’andamento di ciascun episodio, realizzato con la collaborazione di Lionel Laquerrière e Pierre Lambla in fase di registrazione e arrangiamento, è nel suo piccolo imprevedibile, proprio per questo vitale e avvincente. I versi all’unisono dell’iniziale Day Of May ricordano il pathos armonico dei primi Arcade Fire, laddove il ritornello è in realtà affidato a inebrianti via vai elettrici. Desire parte con un’epica intro filo-bandistica, rimandando per ben due minuti l’ingresso dei cantati. Moïra vira in direzione Sonic Youth altezza EVOL, con un semi-parlato teso che sfocia in una liberatoria invettiva noise, per poi cedere il passo all’estesa Whu-Whu, oltre sei giri di orologio sull’onda di trovate più evocative e fanciullesche. Il brio è riguadagnato subito con il punk-funk irresistibile di Empty-Headed, che non avrebbe sfigurato nell’ultimo disco di un altro duo, Thrill Addict dei Peter Kernel. Le morbidezze alternate alle furiose dissonanze della title track, quasi in odor di Blonde Redhead Nineties, rappresentano i contrasti che del resto caratterizzano profondamente l’intero lavoro, mentre i piano/forte e lo spoken nuovamente alla Kim Gordon di Consolation sfumano in una policroma coda baroccheggiante. Le ballate My God – che inganna fino a metà della sua durata con pacatezza confidenziale prima di stranirsi a dovere, ed è l’unico brano firmato da Céline Delumeau anziché dai Ropoporose stessi – e 40 Slates, a richiamare invece un certo garage folk alla The Moldy Peaches, chiudono le danze (senza contare Montgolfiere, strumentale fantasma tra tasti sbarazzini, ritmica caracollante e impennate post-rock).
Non rendendocene neanche conto, abbiamo citato in scioltezza tutti i pezzi in scaletta, a conferma dunque della bontà del materiale proposto. Sarebbe forse eccessivo affermare sin da ora che al termine di questo 2016 appena iniziato Elephant Love – diffuso tramite Bandcamp a fine gennaio 2015, ma soltanto adesso pubblicato con ogni crisma – resterà impresso indelebilmente in memoria, ma di sicuro una freccia a sorpresa indirizzata ai cuori indie pop-rock i due ventenni transalpini l’hanno già scoccata con lodevole mira.
Amazon
