• mag
    13
    2014

Album

Partisan, City Slang

Un altro duo female-male (come di consueto, lei al microfono e lui al reparto elettronico) pronto ad invadere per qualche settimana le pagine delle principali webzine? Sì, ma non solo.

Si chiamano Sylvian Esso, hanno casa a Durham, North Carolina ed una storia raccontare: Amelia Meath faceva parte del trio cappella-folk Mountain Man quando casualmente incontrò Nick Sanborn aka Made of Oak e gli chiese di mettere mano a Play It Right, uno dei brani da lei scritti e in lavorazione dopo l’album d’esordio Made the Harbor. Entrambi furono talmente soddisfatti del risultato (su YouTube si trova l’originale versione targata Mountain Man) che in poco tempo decisero di continuare la collaborazione e di dare vita al progetto Sylvian Esso lavorando intensivamente nei mesi successivi nella camera di Sanborn.

Il risultato è un dieci tracce che condensa il retaggio folkish di Amelia con le intuizioni elettroniche di Nick creando un microcosmo a metà strada tra paesaggi bucolici e dimensioni da alt-club: il contesto sonoro in cui si muovono è quello di un art pop amante degli intrecci vocali e ritmici (Dirty Projectors) e delle tentazioni “freak” folk di una Amelia che non sfigurerebbe in un quartetto formato da Joanna Newsom, Anais Mitchell e Woodpecker Wooliams, ora metà dei Becky Becky.

Sotto la coltre vagamente artistoide scorre però un sangue digitale che è la vera colonna vertebrale del progetto, come testimoniano i cinque assi nella manica nell’omonimo album di debutto: l’iniziale Hey Mami costruita su layer vocali, minimali clap e su poderosi micro-drops, l’orecchiabile Coffee in cui Sanborn sfoggia una spiccata intelligenza compositiva manipolando chopped beats e piccoli sample ritmici, Dress tutta loop e cadenze quasi r&b, H.S.K.T., perfetta per essere remixata in battuta house/Uk Funky e la versione definitiva di Play It Right non troppo distante da certe creazioni targate Purity Ring.

In questi giorni spalla di tUnE-yArDs, i Sylvian Esso hanno messo le fondamenta per un futuro che si spera essere più roseo di quello di molti colleghi che hanno raccolto meno di quanto seminato (Niki & The Dove).

24 maggio 2014
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