• apr
    14
    2014

Album

La Castanya

Alla fine degli anni ’90 i Van Pelt si erano sciolti lasciando incompiuto il seguito di Sultans of Sentiment. A distanza di tempo e di chilometri, l’etichetta indipendente catalana La Castanya ha raggruppato le registrazioni del biennio ‘96-‘97 per quello che avrebbe dovuto essere e non è mai stato il terzo album. Ha aggiunto inoltre alcuni mixaggi e voilà, un disco immaginato per anni è ora pur sempre “immaginario” – come dice il titolo – ma finalmente in carne o ossa (viniliche e digitali).

Imaginary Third ci riporta il gruppo di Chris Leo all’incirca dove lo aveva lasciato Sultans of Sentiment, il secondo e finora ultimo LP di una breve carriera, vero culto come dimostra anche l’entusiasmo con cui è stata accolta la recentissima reunion. Siamo dove eravamo rimasti, in un contorto e avvincente crocevia che è anche una fertile terra di mezzo tra indie, emocore e post-rock, con un sound spigoloso e intellettuale quanto la scrittura ellittica e il tono inconfondibile di Chris Leo, oscillante tra lo scream, il canto e il recitato. Canzoni dissonanti un po’ smart casual, come nel miglior college rock, un po’ obliquamente pop e discretamente rumorose, che suonano fluide eppure abbastanza intricate anche quando giostrano semplicemente su due accordi fragorosi (ABCD’s of Fascism).

Lo si può considerare un buon mix tra i due album precedenti dei Van Pelt, la parte sanguigna di Stealing from Our Favorite Thieves e quella astratta di Sultans of Sentiment. Da una parte il talking punk letterario di The Treat, il rock and roll sbilenco ma tecnico di The Betrayal e una specie di rockabilly contorto (Evil High), dall’altra le chitarre a canone di Three People Wide at All Times, e poi The Speeding Train, ballata post-hardcore un po’ sui generis che a pelle può ricordare l’impressionismo strumentale dei Durutti Column con una spruzzata di epica alla U2 e il soul rock degli Afghan Whigs riletti in chiave Minutemen/Fugazi. Buona parte delle canzoni sono state l’anticamera per l’album Betrayal dei Lapse, appena divergenti nell’esecuzione – più ruvida – che avrebbe impresso il gruppo successivo di Chris Leo, più che nella struttura in sé.

Avessero proseguito la loro corsa, i Van Pelt sarebbero andati probabilmente oltre questi pezzi, non ancora al livello di Sultans of Sentiment. Non sarebbero diventati delle star (se The Speeding Train è una hit mancata, poteva esserlo comunque per un pubblico di nicchia), ma avrebbero consolidato la propria reputazione. Cosa che anche questo disco contribuisce a fare.

9 settembre 2014
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